I Piani Regolatori di Ivrea dall'approccio olivettiano a quello riformista
Andrea Bertolino
I Piani Regolatori di Ivrea dall'approccio olivettiano a quello riformista.
Rel. Alberto Bottari. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2004
Abstract
INTRODUZIONE
Ivrea originariamente è una fortezza celtica, alla fine del primo secolo avanti Cristo Municipium romano, successivamente sede del Vescovo, piazzaforte sabauda, capoluogo amministrativo nell'Ottocento ed in fine, nel Novecento, sede di un eccezionale fenomeno di monocultura industriale.
Ivrea è una piccola strana città, strana soprattutto per il suo rapporto con il territorio.
Essa si trova in corrispondenza di una grande linea di attraversamento delle Alpi.
La città è al centro dell'anfiteatro morenico formato dall'antico ghiacciaio allo sbocco della Valle d'Aosta, proprio nel punto in cui il fiume Dora Baltea taglia, in una gola strettissima, l'arco di colline che attraversa diagonalmente il bacino. Il luogo in cui sorge la città è dunque ricco di virtualità naturali. La perentorietà che le deriva dalla sua ubicazione sul promontorio a picco sul fiume si coglie in tutte le rappresentazioni storiche, sempre concepite come una veduta frontale del blocco urbano emergente sull'antistante bacino fluviale.
Significativa, fra tutte le rappresentazioni, quella classica del Theatrum Sabaudiae, peraltro preceduta da quelle più antiche e seguita da tutta la serie di quelle più recenti, in cui si evince il progressivo comporsi delle successive incidenze, da quelle romane e medievali, a quelle settecentesche, ottocentesche e anche attuali, attraverso cui il blocco si evolve mantenendo la sua maestosa organicità.
Fin dalle origini risulta essere una città nodale costituendo la cerniera tra la strada proveniente da Torino e il proseguimento della via Emilia che, passate le Alpi attraverso i colli del S. Bernardo, si spingono verso il Nord Europa.
Il primo nucleo cittadino consiste in un insieme di case poste sul colle, a picco sul ponte che i Romani stessi costruiscono sulla Dora.
In seguito la città si completa secondo il classico schema castra all'interno del quale si trovano gli edifici rappresentativi: il teatro, il tempio, il foro, posti nella zona nord-orientale. Questa è la parte di città in cui ferve il commercio, destinato nel Medioevo a trasferirsi verso occidente. L'evoluzione medioevale, che stabilizza nelle sue linee fondamentali l'impianto della città, si sviluppa su un suolo indiviso, secondo la tesi di Hans Bernoulli. Dalla non divisione del suolo deriva la possibilità di governare le trasformazioni della città in funzione di interessi comuni.
Infatti il Locator (poi Podestà), incaricato dal signore medioevale di costruire la città, procedeva per zone (definendo lotti e strade), sistemando vicino al mercato i commercianti, poi gli artigiani, infine i contadini che volgendosi all'esterno costruiscono le loro stalle e coltivano i poderi in comune.
La proprietà indivisa corrisponde ad una città bella e funzionale.
Gli abitanti inizialmente ottenevano i lotti edificabili in uso a tempo indeterminato, pagando al titolare del fondo un canone immutabile per il diritto di costruzione e uso, o anche una tassa d'abitazione e d'eredità (ove fosse consenziente il padrone); con il ridursi, nel tempo, del valore del canone rispetto ai valori connessi alle produzioni e vendite, esso viene riscattato in un solo colpo: la proprietà diventa poi effettiva.
Nel V-VI secolo si mantiene l'impianto romano salvo due ampliamenti: uno verso il ponte ad ovest, l'altro verso la pianura ad est. In questo periodo viene costruita la seconda cinta muraria, interna alla prima, volta a proteggere la parte alta della città dove si accentrano il potere religioso e civile.
Si possono individuare tre nuclei distinti entro le mura corrispondenti ai tre terzieri in cui la città risulta divisa amministrativamente. Questa divisione si precisa dopo il XII secolo. Prima la città si può immaginare dominata da due roccheforti, quella del Vescovo nella parte alta del nucleo urbano e, quella del feudatario, al Castellazzo sul colle già sede della città romana.
Nel XIII secolo il potere politico si sposta nella parte alta della cittadina. Si forma così il terziere di città, chiuso dalla cerchia di mura interne, dominato dal Vescovado e dal Castello, isolato dal brulichio della città bassa.
Nel X secolo si costruisce il Duomo, nell'XI il Palazzo Vescovile, nel XIV il conte Amedeo VI di Savoia innalza il castello delle quattro torri (1358-1395) ed in fine nel XV, fra Vescovado e Castello, trova sede il Palazzo del Comune.
Nella fascia sottostante, tra il ponte e Porta Aosta, si estende il quartiere di S. Maurizio in cui ci sono attività commerciali, artigianali ed il mercato che si apre nella piazzetta antistante il Palazzo della Credenza (XIII-XIV sec.) e si estende nelle vie adiacenti, ognuna destinata ad una merce diversa.
Resta il terziere del Borgo che rappresenta l'area residenziale sulla pianura di sud-est.
Ivrea medioevale è una città con un'economia basata su artigianato, commercio e agricoltura. Politicamente dopo essere Ducato Longobardo nell'Alto Medioevo, Contea autonoma sotto Carlo Magno, Marca dell'Italia Neustria verso il 900, diventa intorno al Mille sede di Arduino re d'Italia; successivamente diventa città feudale religiosa, dominata dai poteri spesso contrastanti del Vescovo e del Marchese, quindi centro di vita comunale, base militare del Ducato di Savoia.
Pur conservando importanza militare e pur godendo di un continuo, sebbene lento, aumento della popolazione, Ivrea tra il XV e il XVIII secolo si tramuta nel tipico centro religioso, con una popolazione monastica presumibilmente pari al 10-15% della popolazione totale e oltre dieci conventi in piena attività.
Tra Sei e Settecento, per esigenze belliche, sorgono il forte della Castiglia sulla collina a nord-ovest del fiume (1544), gli imponenti baluardi poligonali (1616) per rinforzare le mura a est, nord, ovest, la cittadella (1631) a sud della Castiglia sulla destra della Dora Baltea. Per esigenze militari vengono persino abbattute molte case intorno al fiume. L'area urbana comunque si dilata fuori dalle mura a nord, a est, a ovest: qui sui due lati della Dora, si costruiscono due quartieri che assumono immediatamente un carattere spiccatamente artigianale e commerciale, il Borghetto e il Borgoglio.
Attraverso il Borghetto e il Borgoglio viene aperto un raccordo diretto per Aosta.
Tale zona risulta la parte più viva della città Settecentesca. Nel 1741 si apre la nuova piazza che deve accogliere successivamente il Palazzo del Comune (1761). La piazza è nel cuore dell'abitato, un lato aperto sulla principale strada interna che attraversa la pianta cittadina nella sua lunghezza, l'altro occupato dal Municipio, i due rimanenti chiusi da edifici.
Con l'annessione dello Stato Sabaudo all'impero francese, conseguente alla battaglia di Marengo (1800), Napoleone impone: il disarmo delle piazzeforti di primaria grandezza, tra cui Ivrea, attraverso l'abbattimento delle opere esterne di fortificazione; la stesura a breve termine di un piano urbanistico.
concetti illuministici della rivoluzione francese portano a una nuova concezione di uso del suolo legata al parametro dell'utilità pubblica. Il codice architettonico e figurativo viene rinnovato in senso laico. Nelle nuove proposte urbanistiche diventa determinante il valore della natura che comporta la fortuna del giardino e delle "promenades publiques" come architettura progettata.
"verde" non è più inteso come elemento accessorio "dentro la città", ma come componente connessa e integrata con il costruito in espansione; progetto e piano per i giardini e per gli spazi di relazione appaiono allora indisgiungibili dai piani e dai progetti urbanistici per la città.
Secondo un inedito approccio al giardino all'inglese, alle passeggiate, alle piazze pubbliche, questi tipi organizzativi urbani vengono inseriti in modo integrato sia con le strutture edilizie nuove sia con la preesistenza.
Il concetto di trasformazione urbanistica risulta intimamente connesso con la concezione illuminista della città, che nella sua forma aperta vede l'esemplificazione di un accordo con la natura ed insieme la garanzia dell'igiene fisica e sociale della comunità.
L'attenzione verso le esigenze pratiche di percorribiltà delle arterie cittadine, soprattutto periferiche per accelerare i traffici e diminuire i tempi di attraversamento delle città, caratterizza i piani napoleonici e dimostra anche l'adesione a una mutata sensibilità sociale dell'epoca.
Le città vengono reinventate inglobando i temi dell'illuminismo nella direzione dell'efficienza e della testimonianza celebrativa del Potere.
L'intento d'arte diviene motivo conduttore anche delle proposte di trasformazione urbana, focalizzando così l'importanza di un accresciuto spazio per l'intervento pubblico a riguardo soprattutto delle attrezzature di servizio e degli spazi collettivi.
L'arte, intesa come categoria a servizio della nazione e del popolo e come strumento di perequazione e elevazione culturale, legittima il nuovo interesse e l'inedito spazio dato alle opere di utilità pubblica. Se da un lato la politica delle opere pubbliche usata da Napoleone ha un indubbio intento encomiastico, essa risponde anche a precise esigenze politiche e si misura con le effettive disponibilità economiche centrali e locali.
Nella prima mappa catastale della città, datata 1789, il tessuto urbano è raccolto ai piedi dell'"acropoli" medievale, precedentemente romana, lungo il decumano massimo da est a ovest; con un limitato protendimento oltre il fiume (il Borghetto).
La città, indipendentemente dalla cerchia muraria in corso di smantellamento, appare tutta racchiusa in sé ed ha, con il fiume, un rapporto soltanto indiretto. L'ambiente della città si connette a quello fluviale fugacemente in corrispondenza del ponte sulla gola, per il resto, il tessuto urbano volge al fiume le sue propaggini private (orti, vigne, il parco di un palazzo).
Dal punto di vista urbanistico, la città nel suo complesso, è ancora completamente chiusa nei bastioni, che sono però abbattuti tra il 1800 e il 1802; il centro civico coincide con il centro geometrico nella Piazza del Comune; la parte di nord-est elevata e isolata dal traffico, rappresenta il centro religioso; la zona sud-est aperta sulla Dora, è occupata dai palazzi e dai parchi dei ricchi, ad ovest vi è il popolo, ferve l'artigianato, si intrecciano le attività commerciali.
All'inizio del 1800 le esigenze della città impongono una revisione dello schema urbano.
Su questo assetto interviene il primo Piano noto della città redatto sulla base della concezione urbanistica di influenza francese, cioè il Piano di abbellimento di Zani del Frà del 1807. Esso auspica un "salto in fuori" dello schema urbano che mantiene il carattere di blocco assoluto, ma che assume in sé lo spazio esterno con l'articolato lungo fiume, il nuovo ponte, la nuova penetrazione, in una diversa immagine che si riflette nelle successive rappresentazioni della città fino al pieno del ventesimo secolo. L'evoluzione urbanistica di Ivrea continua tra l'Ottocento e il Novecento sull'esecuzione parziale del Piano Zani del Frà, opportunamente modificato e aggiornato. L'organizzazione cittadina si attua con la sistemazione di una nuova rete viaria, lo spostamento del traffico e del commercio verso sud-est ed un certo rinnovamento del patrimonio edilizio.
La successione cronologica dei principali avvenimenti urbani può essere così delineata:
1820, costruzione del tratto di circonvallazione nord, da Porta Vercelli a Porta Aosta;
1826, collegamento del vecchio ponte del Borghetto con la Piazza di Città attraverso un tronco di strada costruito, modificando il progetto di Zani del Frà, su terreno di riporto: l'attuale Corso Cavour;
1830, costruzione dell'ospedale in quei luoghi dove era sorto il mercato medioevale;
1834, sempre nel cuore della città, apertura del Teatro Civico (ora Teatro Giacosa);
1859, stazione ferroviaria;
1860-1865 costruzione del ponte Nuovo e del Corso Nigra per collegare direttamente il traffico della stazione alla città senza passare attraverso il Borghetto;
1867, completamento della circonvallazione nord con costruzione del tratto da Porta Aosta al Ponte Nuovo;
1886, ponte e galleria ferroviaria per collegarsi ad Aosta;
1890, costruzione del Lungo Dora a completamento dell'anello viario intorno alla città e costruzione dei giardini sul Lungo Dora.
Successivamente per un lungo periodo di tempo, gli interventi urbanistici si arrestano come se la città fosse tutta impegnata nella trasformazione, che in lei si va maturando, per l'avvento dell'industria ed il sorgere dei suoi stabilimenti.
Prima della stasi imposta dalla guerra si rilevano solo due date di un certo rilievo:
1931, costruzione di un gruppo di palazzi sul Lungo Dora (il quartiere Vittorio Emanuele);
1935, costruzione del Palazzo degli studi fra quegli edifici e i giardini.
Questo discreto fervore di opere tuttavia, pur modificando la trama principale di Ivrea, è ben lungi dal conferirle un carattere profondamente nuovo: l'espansione a nord, sud, est, dilata la città disordinatamente; al vecchio nucleo, rimodernato solo superficialmente, si contrappongono nuovi complessi di edifici e di vie, ma in realtà non si può parlare di trasformazioni, piuttosto di riadattamenti.
E' importante rilevare che le opere previste dal piano napoleonico registrano in effetti una quasi completa attuazione lungo un arco di tempo di oltre 100 anni. In questa sequenza di passi attuativi dello schema trovano anche spazio innovazioni originariamente non prevedibili, come la stazione ferroviaria, cui tuttavia risultano perfettamente funzionali il nuovo ponte e la nuova penetrazione previsti dal piano.
Alcune opere, pur già disegnate, non seguono esattamente le linee del piano: in particolare il lungo fiume che, in concomitanza proprio con lo scavo della galleria ferroviaria sotto il "blocco", viene realizzato alla fine dell'Ottocento in forma perfettamente rettilinea, con un fortissimo gesto di affaccio del cuore stesso della città sulla Dora Baltea, ma pure con un irrigidimento ambientale, nella forma visiva e nelle implicazioni tecniche.
La conformazione individuata da Zani del Frà si mantiene sostanzialmente inalterata sino all'inizio del XIX secolo.
Per veder comparire sulla scena dell'urbanistica eporediese un fattore innovativo e finalmente significativo, dopo il Piano "napoleonico" e gli effetti della ferrovia, si deve attendere l'affermarsi dell'industria Olivetti, con la sua forte presenza nella realtà socio-economica e sulla cultura della città.
Dalla metà degli anni '30 ad oggi prende l'avvio una serie di iniziative e di Piani in campo urbanistico, che segneranno la storia e l'immagine urbana non meno di quanto abbia fatto il Piano di inizio Ottocento nelle cui scelte si può tuttavia individuare la matrice iniziale della forma della città contemporanea.
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Corso di laurea
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