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De Paulis, Elisa Ines

Lo sviluppo sostenibile della Valle Maira tra locale e globale.

Rel. Piergiorgio Tosoni. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2003

Abstract:

La fortuna o la sfortuna della Valle Maira, ma in ogni caso la sua trasformazione, èsempre stata legata alla strada, o meglio, alla mancanza di una strada. Sembrò un cambio epocale quando, alla fme; dell'Ottocento su progetto di Soleri, tu tagliata nella roccia la prima carrabile che rendeva, diciamo cosi, "accessibile" o non inaccessibile una valle che era rimasta isolata da sempre dal resto del mondo. La strada era il sogno che mio trisnonno Francesco portò avanti come una missione. Adesso le comunicazioni sono di tutt'altro tipo, ma, nonostante tutto, la mancanza di una strada facile ha protetto la Valle Maira, dalla speculazione e dal turismo selvaggio. Un paradiso nascosto, noto e frequentato da pochi, su cui c'è da chiedersi se darsi da fare perchè sia conosciuto, se l'aprirsi agli altri possa essere una via di salvezza o una fme irrimediabile. Lo scopo di questo mio lavoro vuol essere quello di verificare se esistono e quali possono essere le condizioni per cui l'aprirsi al mondo diventi una rinascita per questa valle, come la fine del bruco è la nascita della farfalla.

E' possibile uno sviluppo senza distruzione dell'ambiente, è possibile un'integrazione senza distruzione dell'identità in contesti cosi fragili? Forse sì, se lo sviluppo avviene con la partecipazione della popolazione valligiana che veda nello sviluppo non l'arricchimento improvviso ma la possibilità di una crescita del benessere, un miglioramento della qualità della vita, una soddisfazione dei propri bisogni, in cambio dell'accoglienza e dei servizi prestati; che rafforzi con ciò la propria autoconsapevolezza, le proprie radici, la propria identità invece di disperderla nella rincorsa di culture, di miti, di necessità estranee. Ben venga la fine dell'isolamento se questo significa andare verso il mondo esterno senza pagare il prezzo della perdita del proprio mondo. Vent'anni fa Elva era uno dei paesi in assoluto a minor reddito d'Italia. La sua economia era di scambio, il livello di vita era la sola sussistenza. Eppure conservava, sconosciuta, la parrocchiale e i suoi dipinti; era più nota nell'antico Marchesato di Saluzzo che nell'Italia del boom degli anni '60. Adesso la situazione è diversa e molto favorevole ad uno sviluppo sostenibile. Infatti la valle non è stata praticamente toccata dalla speculazione di quegli anni e può offrirsi intatta a una fruizione rispettosa.

Il lavoro, data la mole, è diviso in parti modulari ed autosufficienti in modo da poter svolgere le analisi in parallelo su più fronti senza condizionare, con gli approfondimenti di una, lo sviluppo delle altre e in maniera da poter essere condotto in più fasi e con studi dettagliati successivi. Nella prima parte vengono trattate le basi teoriche che hanno animato e supportato il lavoro svolto. Partendo dal generale al particolare (volendo dal globale al locale) si affronta innanzitutto la grande contraddizione, che sta animando la storia recente, della diffusione di globalizzazione (a livello economico, politico, geografico e sociale) e di rinascita di forti identità locali che rivendicano diritti e poteri particolari. Quindi si accenna agli ultimi aggiornamenti della teoria dello sviluppo locale sostenibile che deve, per avere successo, basarsi soprattutto sulla società e sul patrimonio locali; dove una società ha coscienza di sé e del potenziale su cui agisce allora ha senso parlare di progetto di sviluppo sostenibile fondato sulle proprie forze interne e non sui sostegni che possono giungere esternamente. Per concludere si dipinge il quadro della particolare situazione in cui si trova la provincia di Cuneo alpina. L'essere al confine è stato, per secoli, motivo di isolamento, ma, nello stesso tempo, luogo di scambi forti di cultura; adesso si sta prendendo atto della grande ricchezza che questa terra ha, proprio per la sua conformazione geografica, e si sta cercando di trovare i modi di utilizzarla nel rispetto delle caratteristiche intrinseche di questi luoghi. Dopo quest'introduzione si approfondisce, come seconda parte, l'identità della Valle Maira che presenta molte sfaccettature; a partire dalla storia si parla anche delle vicende legate alle minoranze religiose che qui si sono rifugiate e che hanno fatto di questa valle uno dei baluardi della rivendicazione occitana, si racconta dei mestieri itineranti che hanno reso famosi gli abitanti di Celle Macra e Elva, paesi della valle e, naturalmente, non può mancare l'analisi dell'architettura spontanea alpina, che qui presenta alcune caratteristiche uniche e molto interessanti, e dei capolavori di pittura nascosti nelle chiese. Si potrebbe definire come una "Guida della Valle Maira" che oggi non esiste e rappresenta una lacuna importante, un forte segnale di mancanza di identità, perchè chi si riconosce, di solito, vuole anche farsi conoscere. il materiale è abbondante, molti appassionati hanno dato ciascuno il proprio contributo e il lavoro è il risultato della raccolta dell'esistente integrato in modo ragionevole. Per concludere questa parte c'è una ricognizione sullo stato di fatto della valle: Comune per Comune si analizzeranno il potenziale, la morfologia, le caratteristiche, i beni culturali e architettonici emergenti e tutto il materiale di base utile per un'analisi di strategie. Tutto verrà corredato da un riferiinento sulle principali scelte che si stanno già portando avanti in questa direzione. La terza parte descrive una serie di proposte di sviluppo per una fruizione da parte di ospiti graditi, alcune già realizzate, altre da prendere in considerazione. La quarta parte, quella conclusiva, consiste nella defmizione di quattro scenari di sviluppo elaborati sulla base dell'analisi dei dati di popolazione. Essi prospettano diverse strategie realizzative e, perciò, vengono messi a confronto per valutare quale dei quattro è la proposta più adeguata per la valle. Infine, per quanto riguarda l'architettura, si danno alcune indicazioni metodologiche per portare avanti in modo corretto il progetto di recupero delle vecchie abitazioni.

Relatori: Piergiorgio Tosoni
Parole chiave: Valle Maira
Soggetti: G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GA Antropologia
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GG Piemonte
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GI Tradizioni popolari
AR Arte > ARS Storia dell'arte
Corso di laurea: Corso di laurea in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/243
Capitoli:

Presentazione

1. INTRODUZIONE

1.1 GLOBALIZZAZIONE E IDENTITÀ

1.2. SOSTENIBILITÀ DEL PROGETTO DI SVILUPPO LOCALE

1.3. SITUAZIONE ALPINA CUNEBSE

29 L'IDENTITÀ DELLA VALLE MAIRA

2.1. STORIA

2.2. RELIGIONE

2.3. ARTE

2.3.1. L'architettura tradizionale e spontanea della Valle Maira

2.3.2. La pittura di Hans Clemer

2.3.3. Gli affreschi di Tommaso Biazaci

2.3.4. Gli affreschi di Giovanni Baleison

2.3.5. Gli artisti minori

2.4. OCCITANIA

2.5. ECONOMIA TRADIZIONALE

2.5.1. La via del sale e gli anciule

2.5.2.1 lavori stagionali

2.5.3. L'allevamento dei cavalli Me'rens

2.6. GEOMORFOLOGIA E ENDEMISMI

2.7. COMUNICAZIONI

2.7.1. La Statale della Valle Maira

2.7.2. La strada di Elva

2.8. ANALISI DELLE RISORSE E DEL POTENZIALE

3. L'OFFERTA TURISTICA, CULTURALE E SPORTIVA

BACINI DI UTENZA;

INIZIATIVE

3.2.1. L'Ecomuseo dell'Mta Valle Maira

3.2.2.1 percorsi guidati

3.2.3. Lo sport di montagna non invasivo

3.3 SINERGIE CON LE VALLI VICINE

3.3.1. LaBahio di Sampeyre

3.3.2.11 Roumiage di Comboscouro

3.3.3. L'etnogastronomia di Castelmagno e di Sambuco

3.1.

3.2.

4. VISIONE STRATEGICA E PROPOSTE REALIZZATIVE

4.1. ANALISI DEI DATI DI POPOLAZIONE

4.2. SCENARI DI SVILUPPO

4.2.1. Assecondare

4.2.2. Contrastare

4.2.3. Ripopolare

4.2.4. Gestire

4.3. ANALISI COMPARATIVA DEGLI SCENARI

4.3.1. Possibilità comuni e incompatibilità

4.3.2.11 ruolo dei valligiani, degli Enti e Associazioni locali e il contributo della tecnologia

4.3.3. Proposta di approfondimento

4.4. RECUPERO DEL PATRIMONIO EDILIZIO

4.4.1.11 progetto di recupero

4.4.2. Indicazioni progettuali

Bibliografia

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