Quando si parla di trulli tutti pensano alla Puglia e, in
particolare, ad Alberobello.
Alcuni non l'hanno mai visitata, ma sanno che esiste questa
cittadina con delle "case particolari". [...]
Non si può fare a meno di osservare come il turista resti
colpito e attratto dalle forme dei trulli, nella propria singolarità, mentre i proprietari, spesso inconsapevoli del loro valore, li abitano e li ristrutturano, o li abbandonano e, peggio ancora, li demoliscono.
I trulli, però, sebbene questa cittadina della provincia di
Bari sia la portabandiera nel mondo grazie all'alta densità e particolarità della sua area definita "monumentale", non
sono un'esclusiva di Alberobello.[...]
Questo manufatto è stato utilizzato nei decenni per variegati scopi ed utilizzi: abitazione, ricovero stagionale, stalla, pagliaro, focolare, magazzino per attrezzi agricoli.
Nel corso degli anni e con le trasformazioni economiche e
sociali questo si è conservato nella sua forma ed è
sopravvissuto fino ad oggi, in una civiltà che, da contadina, è divenuta terziaria.
Nel mantenimento degli aspetti formali dei trulli ha senza
dubbio influito il ritardo dello sviluppo industriale del Sud Italia, i cui effetti persistono tutt'ora, determinando la conservazione dell'economia agro-pastorale della Puglia e
di conseguenza la necessità per i contadini e pastori
murgesi di "conservare" il ricovero nell'agro.
Forte e vivo è l'attaccamento alle tradizioni, al folklore, ai valori della famiglia intesa come nucleo chiuso, metafora
dell'idea di protezione e della vita basata sul lavoro e sulla fatica, similitudine della testardaggine e della forza stessa di questa gente.
La cultura contadina e conservatrice tipica degli abitanti dei paesi della Valle d'Itria, definiti da Antonio Fiore "popolo di formiche", soprattutto dei più anziani e dei meno colti, ha aiutato a preservare il paesaggio e ha inculcato nelle generazioni successive l'amore per la storia di questi luoghi e la necessità di perpetuarla, attraverso i suoi simboli e, primi tra tutti, i trulli.