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Bergadano, Maurizio

Futuro anteriore: oscillazioni architettoniche tra ricerca e progettualità, tradizione e innovazione.

Rel. Piergiorgio Tosoni, Lorena Alessio. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2009

Abstract:

Introduzione

Questo lavoro di ricerca che approda oggi con il titolo "Futuro anteriore, oscillazioni architettoniche tra ricerca e progettualità, tradizione e innovazione", è il frutto di una serie di riflessioni personali che hanno accompagnato il mio intero percorso di studi in architettura. Fin da sempre infatti ho provato ad interrogarmi su ciò che significasse fare architettura e sulla responsabilità sociale che la nostra professione comporta. Essere architetti infatti, non significa solo essere designers capaci di stupire con il gesto della matita, (oggi forse potremmo dire con qualche gesto di mouse) ma significa anche essere in parte sociologi, artisti, filosofi, politici, ingegneri o costruttori. Fare architettura significa infatti andare a definire la scena ove la vita di altre persone si svolge; e questa sarà tanto più positiva quanto più saremo capaci di ascoltare e di far convogliare in un progetto unitario, i saperi appartenenti a discipline apparentemente distanti tra loro. Ritengo quindi di fondamentale importanza basare l'attività progettuale su dei fondamenti teorici, frutto dell' atteggiamento critico rispetto al nostro operare. Solo in questo modo infatti potremo ambire a progetti di qualità, capaci di migliorare in maniera tangibile la vita delle persone. Fondamentale durante la mia formazione è stato il concorso Shinkenchiku Residential Design Competition dell'anno 2006 avente come tema "The Plan-less House". Tale concorso in particolar modo, proponeva di ripensare il concetto di abitazione in un'ottica contemporanea. L'architetto Kengo Kuma, giudice del concorso, si chiedeva "E' solito concepire- la vita all'interno di una casa, organizzata attraverso l'uso di "muri". Ma una casa può essere fatto solo di "muri"? Perché non proviamo a descrivere gli spazi solamente attraverso l'uso di mobili o tramite l'uso di oggetti di arredamento? Si potrebbe utilizzare in alternativa, un metodo descrittivo dato dalle differenti textures del pavimento? [...] O è forse possibile descrivere una casa in termini di temperatura dell'aria o attraverso l'uso esclusivo di profumi e colori?"

I sopracitati spunti di riflessione, andarono così ad accompagnare delle problematiche che avvertivo sin dal primo anno di studi in architettura, quali "Ma siamo sicuri che le case e gli spazi che quotidianamente viviamo rispondano alla soluzione ottimale per uno stile di vita contemporaneo" e ancora "Non potrebbero esistere altre soluzioni spaziali e fun zionali che potrebbero garantirci un livello qualitativo migliore di quello attuale?". La ricerca condotta ha inoltre preso le mosse da una serie di disagi che fin da sempre avvertivo. In particolar modo viene alla mente un'esperienza estiva di alcuni anni fa, ove mi trovavo in montagna in compagnia di amici. Per l'ennesima volta ci trovammo a pranzare in alloggio, uno stabile situato al primo piano di un edificio anni sessanta, con spessi muri in calcestruzzo e anguste finestre che davano su una vallata verdeggiante in fronte a noi. Per ovvi motivi legati al rigido clima invernale la casa aveva una tale conformazione; ma l'idea di ritrovarmi in estate, a pranzare in un ambiente chiuso e opprimente come quello, non poteva che far nascere in me il desiderio di far esplodere tutto ciò che di costruito stava intorno a noi. Avrei voluto che tutti i muri, le finestre e i pesanti arredi, si fossero potuti dissolvere come per magia, per ritrovarsi in mezzo alla natura.

Altri interrogativi mi hanno invece portato a chiedere come sia possibile che tutte le nostre architetture siano oggetti così statici, che con la forza del muro separano noi da tutto ciò che ci circonda? E ancora, come sia possibile che tutti i nostri edifici rimangano pressoché indifferenti al cambio delle stagioni, all'alternarsi tra giorno e notte; come sia possi- bile che le nostre case rimangano così indifferenti all'uomo? Un uomo nasce, cresce, si evolve così come la sua famiglia, che in un primo tempo è formata dalla coppia moglie-marito, a cui successivamente sopraggiungono i figli e che piano piano crescono. Si trasformano le esigenze e le necessità degli abitanti, ma tutto ciò che di costruito ci circonda è sempre lì, fermo e statico come uno spettatore intorno a noi, un'indifferente barriera le cui interazioni possibili si riducono pressoché al nulla. A partire quindi da questa serie di provocazioni, ho provato a costruire una mia posizione teorica, giorno dopo giorno in evoluzione, ma capace di guidarmi durante il mio atto progettuale.

Durante questo percorso però, una lettura ha aperto i miei orizzonti, e improvvisamente tutto ciò che fino a quel momento vedevo lontano e futuristico, scoprii far parte del passato e della storia: tutto infatti trovava risposta in una cultura millenaria quale quella giapponese. Leggendo il saggio di Patrick Nuttgens "Puzzle e moduli" dedicato

all'architettura giapponese, ebbi infatti modo di conoscere e apprezzare quest'architettura leggera, formata da elementi semplici quanto flessibili, che permettono all'uomo un rapporto diretto con la natura. Esili pareti scorrevoli in legno e carta di riso, danno infatti la possibilità di aprire l'ambiente interno delle casa sulla natura e sull'ambiente circostante, creando un tuttuno. Le stesse pareti interne sono scorrevoli, permettendo di modulare lo spazio secondo le esigenze mutevoli di chi vi abita. Da qui è nata la volontà di recarmi in Giappone per un periodo di studio di sei mesi, ove poter studiare e vivere attivamente il loro diverso approccio all'architettura. Un approccio basato sulla sperimentazione, che da la possibilità al Giappone di essere considerato uno dei paesi più interessanti sulla scena architettonica mondiale. E studiando la produzione contemporanea, c'è un architetto che in modo particolare ha catturato la mia attenzione e questo è Shigeru Ban. Ban è un architetto che si è formato in America presso la Cooper Union di New York, per poi ritornare in Giappone alla fine dei suoi studi, dove lavora per due anni nello studio di Arata Isozaki. Nel 1985 apre il suo studio a Tokyo, concentrando la maggior parte delle sue attenzioni nella progettazione di case unifamiliari. E la cosa che più meraviglia è l'alto livello di sperimentazione che caratterizza i suoi lavori: un architetto costantemente alla ricerca di nuove soluzioni spaziali e tecnologiche.

La prima parte della sua produzione è caratterizzata dalla sperimentazione del materiale carta in architettura, arrivando a concepire tubi concavi in cartone con funzione strutturale, come avviene per la. Pa-per House o per il Japan Pavillion per l'Expo di Hannover, solo per citarne alcuni. Altre sperimentazioni si concentrano sull'organizzazione funzionale degli spazi. Per la Curtain Wall House crea un ambiente che per mezzo di una tenda plastica, permette di aprire o chiudere completamente l'ambiente interno dall'esterno, passando simultaneamente da una concezione di micro-mondo a quella di macro-mondo, e viceversa. Nella Wall Less House come nella Nine Square Grid House, la pianta è completamente libera e diventa modulabile per mezzo di pareti scorrevoli che vanno a definire spazi di volta in volta mutevoli e flessibili. Nella Naked House, che nel 2000 vince il premio come "Migliore casa dell'anno", la pianta è libera e le camere sono concepite come elementi mobili posizionati su piccole ruote, libere di muoversi tra interno ed esterno. Nella Sangaponac House è ancora la tematica strutturale a concentrare le sue attenzioni, ove concepisce armadi che oltre alla consueta funzione, diventano elementi strutturali a sostegno della copertura in calcestruzzo armato. Particolarmente interessanti poi i progetti riguardanti i musei itineranti e trasportabili, che come nel caso del Nomadic Museum viene allestito a New York, Santa Monica e Tokyo. Tutta la struttura viene stipata nei container e spedita a destinazione e montata in loco, dove gli stessi containers diventano parte costitutiva dell'architettura. L'ultima e più recente produzione, come nel caso del Nicolas G.Hayek Center di Tokyo, è invece caratterizzata dall'uso delle le glass o metal shutter: intere pareti di vetro o di metallo completamente apribili, in grado di dotare l'edificio di una grande flessibilità spaziale, trasformando simultaneamente spazi aperti in luoghi chiusi e viceversa.

La produzione di Shigeru Ban diventa quindi l'emblema di ciò che nel titolo è definito come "Futuro anteriore", ovvero quella straordinaria capacità di sperimentare e innovare a partire da una profonda conoscenza del passato, sapendo coniugare elementi della tradizione ed esigenze attuali, espresse attraverso un linguaggio contemporaneo.

Dopo un primo capitolo dedicato al Giappone quindi, un'ampia parte è dedicata alla lettura della poetica e delle opere che hanno portato Shigeru Ban a conquistare un apprezzamento e una fama di carattere internazionale. Questo interessante architetto, con cui ho avuto la fortuna di lavorare per sei mesi durante il mio stage presso Shigeru Ban Architects a Tokyo, è stato un punto di riferimento importante durante la mia formazione, nonché una guida e un'inesauribile fonte d'ispirazione e stimolo. I miei personali fondamenti teorici che aprono la seconda parte della tesi, trovano infatti diversi punti di contatto nel lavoro teorico e progettuale di questo importante architetto, e in senso più generale nella cultura architettonica giapponese.

Da un punto di vista teorico potremmo però definire "scorretto" il suddetto approccio; trattasi infatti di fondamenti teorici a supporto di una futura attività progettuale in Italia, che trovano il loro riferimento più importante in una delle culture più distanti dalla nostra: quella nipponica. Ma io credo che se vogliamo evolverci, e se vogliamo che la nostra cultura possa rifiorire, dobbiamo scrollarci di dosso i tanti retaggi del passato, che ci danno una sensazione di comfort solo se chiusi all'interno del nostro micro-mondo, per aprirci all'altro, al diverso, instaurando un rapporto di confronto costruttivo teso alla crescita reciproca. In un mondo sempre più globalizzato dobbiamo saperci comportare come api, che sanno posarsi su fiori diversi per poter cogliere il nettare migliore. Perché solo attraverso la contaminazione delle culture e delle arti potremo ritrovare un'identità autoctona, rispettosa del passato, tesa al futuro.

Relatori: Piergiorgio Tosoni, Lorena Alessio
Soggetti: A Architettura > AO Progettazione
A Architettura > AQ Spazi funzionali dell'abitazione
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1509
Capitoli:

Premessa

Parte I

Oscillazioni tra tradizione e innovazione: il Giappone

Shigeru Ban

- biografia

- opere principali

- la mia esperienza presso Shigeru Ban Architects

Parte II

Esplorazioni architettoniche: alla ricerca di una poetica personale Esplorazioni tecnologiche tra passato e futuro: la terra cruda stabilizzata

Conclusioni

Bibliografia

Bibliografia:

Libri

- Franesca Chiorino, Case in Giappone, Electa, Milano 2005

- Lorena Alessio, Shigeru San`, Edilstampa, Roma 2008

- Matilda McQuaid, Shigeru San,Phaidon, Londra 2003

- Emilio Ambasz, Shigeru Ban, Princeton Architectural Press, New York 2001

- Shigeru Ban, David Buck, Shigeru Ban, Gili, Barcellona 1997

- Ronald Rael, Earth Architecture, Princeton Architectural Press, New York 2009

Tesi di laurea

Van Stephan Burroughs, Quantitative criteria for the selection and stabilisation of soils for rammed earth wall construction, University of New South Wales 2001

Articoli di giornale

- Gernot Minke, Bui/ding with earth, 30 years of research and development at the university of Kassel,Cesb 07, Praga

- Roberto Mattone, La terra cruda tra tradizione e innovazione, L'industria dei laterizi, n° 71 /2001

Siti internet

www.casediterra.it

www.craterre.archi.fr

www.eartharchitecture.org

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