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Saccotelli, Alessandro

Un "manuale" per i Programmi Territoriali Integrati : come progettare un PTI nella Regione Piemonte.

Rel. Cristiana Rossignolo, Fabio Minucci. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale, 2009

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Abstract:

Le politiche territoriali in Europa e in Italia

Negli ultimi vent'anni, le politiche territoriali in Europa sono radicalmente cambiate. Protagonista del cambiamento è stata l'Unione Europea, che, con le proprie istituzioni e una politica comune ha saputo trasmettere valori, concetti e obbiettivi, recepiti e integrati anche nella pianificazione territoriale dai diversi soggetti pubblici (per l'Italia: Regioni, Provincie e Comuni), grazie alla leva non indifferente dei finanziamenti, consistenti, in particolare, provenienti dai Fondi Strutturali e dal Fondo tu i coesione. Finanziamenti prevalentemente rivolti ad incentivare l'integrazione, in particolare, di due tipologie di politiche attivate dall'Unione Europea: le politiche di solidarietà e le politiche del progresso.

Con il termine "politiche di solidarietà non si vogliono indicare esclusivamente le politiche welfare, ma tutte quelle azioni di policy fondate su principi solidaristici trasferimenti dalle Regioni più ricche a quelle più povere) atte a rafforzare la coesione economica e sociale della società europea, quindi atte ad eliminare le differenze, talvolta considerevoli, presentinall'interno dell'Unione. Rientrano in questa definizione le cosiddette politiche sociali e per l'occupazione, quelle regionali, quelle agricole e quelle strutturali. Le politiche per il progresso sono quelle rivolte alla tutela dell'ambiente, alla tutela della salute e della sicurezza dei cittadini, alla tutela della concorrenza, alla realizzazione delle grandi reti di comunicazione europee; si tratta di tematiche il cui notevole impatto sulla vita quotidiana dei cittadini sempre più travalica i confini dei singoli Stati, al punto da averle rese vere e proprie questioni comunitarie " (Fogliati L., 2003).

Uno degli obbiettivi generali che ha accumunato le due tipologie di politiche è stato quello della coesione economica e sociale attraverso l'istituzione della Politica Regionale di coesione nel 19751, che ha messo a disposizione risorse atte a finanziare programmi di sviluppo frutto della collaborazione fra autorità nazionali, regionali, locali, partner economici e sociali ed altri soggetti competenti, e che, successivamente, a partire dal 1996 si è orientata verso la territorializzazione delle tematiche regionali. Secondo Janin-Rivolin infatti "si può dire che un intervento diretto dell'Unione Europea nel campo delle politiche territoriali sia operativo a tutti gli effetti a partire dal 1996, anno in cui è stata istituita l'iniziativa Urban, anche se non bisogna scordare che momento di svolta per un orientamento territoriale delle politiche comunitarie può considerarsi l 'Atto Unico del 1987" (Janin-Rivolin, 2000). La tendenza prevalente è stata quella di indirizzare le strategie verso uno sviluppo territoriale equilibrato, dove al centro vi è il territorio e intorno un sistema coordinato di soggetti territoriali (istituzionali e non, pubblici e privati), che condividono la visione di sviluppo sostenibile del territorio, promuovendo l'elaborazione e la successiva attuazione di iniziative territoriali coerenti a tale visione di sviluppo, in un'ottica di governance territoriale. In particolare, ciò ha contribuito, in alcuni casi: a modificare l'approccio alle politiche pubbliche delle amministrazioni territoriali e locali, passando da un approccio gerarchico top - down ad uno più aperto verso l'esterno bottom - up; a modificare il ruolo dei soggetti privati, non più considerati come soggetti da escludere dal processo di definizione delle strategie del territorio (perché valutati semplicemente solo come imprenditori) ma, invece, come attori rilevanti per lo sviluppo locale; a modificare il ruolo delle parti sociali, della società civile e delle organizzazioni,non più costretti a inseguire decisioni già precedentemente prese, ma a partecipare in modo attivo alle stesse, seguendo il principio del partenariato (di due tipi: pubblico - pubblico, pubblico - privato). In Italia la politica territoriale dell'Unione Europea è stata recepita dai Quadri Strategici Nazionali (QSN) e a livello regionale, prima dai DOCUP e in seguito dai Piani Operativi Regionali (POR), ed è stata attuata, prevalentemente, attraverso l'impiego dei cosiddetti programmi Complessi (tra cui, negli ultimi anni, i progetti e la programmazione territoriale integrata ), e il sistema di pianificazione territoriale e locale, ma ciò ha avuto t4sposte diverse da Nord a Sud, da est ad ovest, del territorio nazionale.

Ad esempio, con particolare riferimento alla progettazione integrata, in Sicilia, in base a quanto è stato dedotto dalla ricerca di tesi di Caterina Impastatoti "il sistema di pianificazione è sicuramente il punto debole, la progettazione integrata si è mossa in assenza di un rigoroso sistema di regole certe e forti sul territorio, mediante le quali siano garantite le prospettive di una utilizzazione durevole delle risorse disponibili, e quindi un efficace sistema di pianificazione. La progettazione integrata ha sicuramente avuto il merito di aver rafforzato le sinergie locali, creato alleanze ed allenato alla negoziazione con la Regione. In questo quadro sono rimaste escluse le Provincie che non hanno colto nessuno stimolo nel cambiare il loro modo di vedere la pianificazione, che rimane piuttosto tradizionale" (Impastato C., 2009).

Interessanti considerazioni si possono anche rilevare nella ricerca di Mario De Pascale, che ha confrontato le esperienze di progettazione integrata tra la Regione Campania e la Regione Toscana, deducendo che "le due esperienze di progettazione integrata sono state connotate da una diversa divisione di compiti - e quindi responsabilità - tra il livello regionale e il livello locale. Mentre la progettazione in senso stretto è demandata, in entrambi i casi, al livello locale, l'individuazione degli ambiti territoriali e%o tematici e la formulazione dell'idea forza, avviene in maniera diversa. La Regione Campania si spinge fino alla definizione degli ambiti territoriali specifici, talvolta fissando anche il confine geografico dell'intervento, all'interno del quale prende corpo la proposta progettuale dei soggetti locali. La definizione degli ambiti possibili trova espressione diretta nei senti programmatici regionali (piano operativo e complemento di programmazione).In molti casi inoltre la Regione formula anche l'idea forza, conferendo al progetto la propria impostazione programmatica. La Regione Toscana invece, limita il proprio raggio une alla fissazione di criteri "territoriali" per l'ammissione al finanziamento, demandando alla concertazione locale l'individuazione degli ambiti territoriali e dell'idea Questo conferisce all'esperienza della Toscana una natura fortemente bottom-up"( De Pascale, 2006).

Relatori: Cristiana Rossignolo, Fabio Minucci
Soggetti: U Urbanistica > UH Pianificazione regionale
U Urbanistica > UG Pianificazione del paesaggio
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Pianificazione territoriale, urbanistica e ambientale
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1497
Capitoli:

INDICE

INTRODUZIONE

Obbiettivi e ipotesi di partenza

Articolazione della tesi

PARTE PRIMA

DALLE ORIGINI AL PRESENTE: I CAMBIAMENTI DEI PROGRAMMI TERRITORIALI INTEGRATI

1. La Programmazione Integrata in Piemonte: l'avvio della sperimentazione

1.1. Dalla politica per la casa alla promozione dei Programmi integrati per lo sviluppo locale

1.1.1 A quali famiglie di Programmi Complessi appartengono i Programmi Integrati?

1.1.2 Dalla politica per la casa alla riqualificazione dei quartieri ghetti: i Programmi Integrati verso il recupero delle città

1.1.3 Regionalizzazione della programmazione negoziata e APQ Stato - Regione Piemonte: i Programmi Integrati verso lo sviluppo locale

1.1.4 Il nuovo Piano Territoriale Regionale e il bando dei PTI: i Programmi Integrati verso la definizione degli SLoT

1.2. Le due categorie di Programmi Integrati sperimentati dalla Regione Piemonte

1.2.1 I Programmi di Recupero Urbano (PRU)

1.2.2 I Progetti Integrati di sviluppo socio - economico d'Area (PIA) 1.2.3 I Programmi Integrati di Sviluppo Locale (PISL)

1.2.4 I Programmi Territoriali Integrati (PTI)

1.2.5 Descrizione delle schede

2. Dai PISL ai PTI: confronto tra due strumenti sempre più improntati verso lo sviluppo locale

2.1 Il criterio di lettura dei Bandi regionali dei PISL e dei PTI

2.2 Che cos'è cambiato nei bandi della Regione Piemonte dai PISL ai PTI? 2.2.1 Tabella A: caratteristiche generali

2.2.2 Tabella B: caratteristiche specifiche

2.2.3 Tabella C: il ruolo dei soggetti amministrativi e le procedure di valutazione dei programmi

2.2.4 Tabella D: confronto tra i contenuti delle relazioni illustrative

2.2.5 Considerazioni finali

2.3 Lettura Trasversale dei bandi regionali

3. I PTI della Regione Piemonte del bando 2007: struttura, criticità e punti di forza della I° e II° fase

3.1 La struttura dei PTI e le caratteristiche principali

3.2 I PTI presentati nella I° Fase

3.2.1 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di ALESSANDRIA

3.2.2 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di ASTI

3.2.3 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di BIELLA

3.2.4 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di CUNEO

3.2.5 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di NOVARA

3.2.6 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di TORINO

3.2.7 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di VERBANO CUSIO OSSOLA

3.2.8 Punti di forza, di criticità dei PTI della Provincia di VERCELLI

3.3 I PTI finanziati nella II° Fase

3.4 Considerazioni finali

3.4.1 Le modalità di approvazione e relativa attribuzione dei finanziamenti ai Programmi: la scelta della Regione Piemonte per i PTI

3.4.2 Le tematiche sviluppate nei PTI della Regione Piemonte

3.4.3 I livelli di integrazione dei PTI

3.4.4 Le due scale d'intervento dei PTI

3.4.5 I punti di forza dei PTI

3.4.6 I punti di debolezza dei PTI

4. I PTI e la pianificazione territoriale e strategica regionale: relazioni, differenze, punti di forza e criticità

4.1 I PTI e la coerenza con gli obbiettivi del PTR

4.2. I PTI e gli obbiettivi del DUP

4.3. I PTI e le relazioni con gli Ambiti d'Integrazione Territoriale del PTR 4.3.1 Che cosa emerge dall'analisi degli AIT

5. Il futuro dei PTI

5.1 I PTI nel 2013: verso la quinta programmazione europea

5.2 Il ruolo dei PTI nella nuova legge urbanistica del Piemonte

PARTE SECONDA

VERSO IL MODELLO IDEALE DI UN PROGRAMMA TERRITORIALE INTEGRATO:

LE 10 BUONE PRATICHE

1. Le 10 buone pratiche per la realizzazione di un PTI

1.1 Individuazione delle buone pratiche e descrizione dei metodo utilizzato per la loro rappresentazione

1.2 Buona pratica n. 1: Strategia Guida

1.3 Buona pratica n. 2: Azioni materiali e immateriali

1.4 Buona pratica n. 3: Agenzie di sviluppo

1.5 Buona pratica n. 4: Le aggregazioni territoriali

I.6 Buona pratica n. 5: Partecipazione pubblico - privato

1.7 Buona pratica n. 6: Il contesto urbano e territoriale

1.8 Buona pratica n. 7: I Piani e Programmi di livello territoriale e locale

1.9 Buona pratica n. 8: La valutazione ex ante, in itinere e ex post

1.10 Buona pratica n. 9: La tempistica

1.11 Buona pratica n. 10: Finanziamenti pubblici e privati

1.12 Considerazioni finali

CONCLUSIONI

Questioni quasi chiuse e questioni quasi aperte

1. L'integrazione come politica territoriale assodata contro la settorialità

2. La Programmazione Integrata e la questione dell'area vasta

3. Il difficile rapporto tra Pianificazione, Programmazione e Progettazione

RIFERIMENTI

Documenti consultati

Tesi consultate

Siti web visitati

ALLEGATI

Allegato n.1 : La nuova carta di Atene 2003

Allegato n.2: Ambiti di Integrazione Territoriale (AIT) con Comuni di appartenenza esclusiva e di appartenenza doppia ambiti comuni

Allegato n.3: Alcune risposte alle domande sui pti (fonte: Provincia di Cuneo)

Allegato n.4: La struttura dei pti. i documenti della I° e II° fase

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Comune di Alessandria (Ente Capofila), "LA CONGIUNZIONE SUD-EST, P.T.I della ia Alessandrina Conoscenza e innovazione per lo sviluppo delle vocazioni del itorio", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali grati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Asti (Ente Capofila), "IL FUTURO DALLE RADICI: sviluppo sostenibile per territorio della qualità", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale programma Territoriali Integrati "per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Alba , (Ente Capofila) "PTI Alba Bra Langhe Roero Programma di sviluppo per un territorio a vocazione agroalimentare e turistica", Piano Strategico e Piano )operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Borgomanero (Ente Capofila), "INDUSTRIA E NATURA: dal distretto alla rete locale per l'innovazione", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale 'Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

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Unione del Fossanese (Ente Capofila), "Centralità geografica: un'opportunità strategica", Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati- per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

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Comunità Montana Valli Monregalesi (Ente Capofila), "Sviluppo sostenibile del Monregalese", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

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Comune di Cuneo (Ente Capofila), "CUNEO E LE SUE VALLI: IL POLO AGROALIMENTARE ED AGROINDUSTRIALE DI QUALITA", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 20062007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Carmagnola (Ente Capofila), "LA MARCA DELLE DUE PROVINCE: UN TERRITORIO CARDINE NEL RAPPORTO TRA LA CITTA', IL SISTEMA PRODUTTIVO AGRICOLO E IL PAESAGGIO RURALE", Le campagne del Po: una "marca agroalimentare" a vocazione paesaggistica e turistica. Piano Strategico e Piano operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comunità Montana Valli di Lanzo (Ente Capofila), "Sviluppo sostenibile delle Valli di Lanzo e delle Valli del Canavese", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Settimo Torinese (Ente Capofila), "RETI 2011", Piano Strategico e Piano operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati ".per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Venaria Reale (Ente Capofila), "Paesaggi Reali", Piano Strategico e Piano ativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Ivrea (Ente Capofila), "CANAVESE BUSSINESS PARK", Piano Strategico e Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati " per gli anni 2006,D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Rivoli (Ente Capofila), "METROMONTANO: verso la competitività sostenibile del tessuto produttivo, la riqualificazione del territorio e la conoscenza", Piano strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma Territoriali Integrati "per gli i 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Comune di Pinerolo (Ente Capofila), " Distretto delle Valli Olimpiche, del Pinerolese e del Val Sangone", Piano Strategico e Piano Operativo, Bando Regionale "Programma territoriali Integrati " per gli anni 2006- 2007, D.G.R. 11.12.2006 n.55-4877, giugno 2007.

Tesi consultate:

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Prencipe A. (2007), "Il Piemonte in Europa: una risposta italiana allo SSSE", Politecnico di Torino, Facoltà di Architettura 11, Corso di laurea triennale in Pianificazione Territoriale, Urbanistica e Ambientale, anno accademico 2006 - 2007.

Rebaudengo M. (2007), "La valutazione per il finanziamento delle opere pubbliche: il caso dei programmi integrativi di sviluppo locale (P.I.S.L.) della Regione Piemonte", tesi di dottorato, indirizzo Estimo e Valutazioni Economiche, Politecnico di Torino, Dottorato di ricerca in Ambiente e Territorio.

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www. provincia . tonino it/sviluppolocale/

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http://europa.eu/scadplus/glossary/structuralcohesionftindit.htm

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http://www.dps.mef.gov.it/QSN/gsn.asp

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http://www.urbanaudit.org/

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http://urbact. eu/nocache/fr/

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EPSON:

http://www.espon.eu/

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Archivio Piacentini:

/www. archivi opiacentini. it/notiziario-2009/i-programmi-integrati-gcs/ ( ultimo accesso giugno 2009)

Associazione Nazionale degli urbanisti e dei pianificatori territoriali e ambientali: http://www.urbanisti.it/index-ITA.html

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Istituto Nazionale di Urbanistica:

http:// www.inu.it/

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Comune di Torino

www.comune.torino.it

( ultimo accesso giugno 2009)

Comune di Rivoli

www.comune.rivoli.it

( ultimo accesso giugno 2009)

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