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Belliardo, Monica and Menon, Eleonora

OGR Torino: strategie urbane e processi di composizione.

Rel. Cesare Griffa, Bruno Bianco. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura, 2008

Abstract:

INTRODUZIONE GENERALE

I luoghi dell'industria rappresentano in modo emblematico il Novecento torinese. Impianti celebri, come il Lingotto o Mirafiori, ma anche la Venchi Unica o la Fabbrica italiana pianoforti, sono la traccia evidente di una straordinaria storia di conflitti sociali ed economici, simbolici e professionali. Dal 1864, quando perde il ruolo di capitale del nuovo Stato. italiano, il capoluogo piemontese è andato trasformandosi in una città nuova, dove la produzione manifatturiera è gradualmente, non senza contraddizioni, diventato uno dei principali motori di sviluppo. I numerosi stabilimenti industriali, disseminati intorno al tessuto di strade ortogonali dei centro antico, raccontano il difficile passaggio verso la modernità della Torino contemporanea.

Le Officine ferroviarie lungo la linea verso Novara sono un capitolo importante di questa storia. Un'area enorme, appena dentro la cinta daziaria del 1853, si costruisce in un tempo assai breve per creare uno dei primi grandi poli industriali della città. Nell'arco di un secolo, o quasi, le officine condizionano i piani urbanistici cosi come la crescita sociale di una parte cospicua di città, fino all'obsolescenza degli impianti e alla loro recente chiusura. L' abbassamento e copertura del livello dei piani ferroviari ha sottratto a questi edifici molta ragion d'essere. I programmi d'espansione del Politecnico di Torino, compresi nel vigente Piano Regolatore, hanno infine decretato la sparizione delle officine, di cui un inatteso vincolo di tutela parziale ha consentito di conservare qualche traccia. In particolare, rimangono il lotto ad H delle Officine dei calderai, il Fabbricato per il montaggio locomotive e la Palazzina per uffici. Con la demolizione o radicale trasformazione degli altri stabilimenti, molta parte di un patrimonio edilizio importante è gi andata perduta, irrimediabilmente. La città cresce, si trasforma e molti suoi luoghi sono costretti a cambiare, a diventare inevitabilmente diversi da quello che erano un tempo. Ciononostante, la parte di stabilimenti ancora esistente puó ancora innescare un processo che porti alla valorizzazione di questo luogo e delle sue memorie storiche. I valori di un complesso edilizio, sia pur tanto frammentato, come le Officine ferroviarie, possono e devono essere ricostruiti grazie ad un progetto culturale chiaro e di lunga durata, che consentirà di immaginare una nuova vita per questi luoghi, senza cancellarne l'identità.

Oltre alle considerazioni storiche specifiche, si tratta in ogni caso di un brano di città di estremo interesse, soggetto ad un processo di trasformazione che nei prossimi anni arriverà a mutare molte funzioni e gerarchie urbane. Alcune indicazioni appaiono già evidenti, se si osserva quanto sta accadendo nelle aree adiacenti alle Officine stesse: il Palazzo di Giustizia, la nuova Biblioteca civica Centrale con la sala teatrale, l'ampliamento dei Politecnico, la nuova stazione ferroviaria di Porta Susa, l'auspicabile rinnovamento delle Carceri ridisegneranno in poco tempo un intero settore urbano, che potrà configurarsi come un nuovo polo di servizi, in particolare dedicati alla cultura, quasi un centro alternativo ad aree più centrali consolidate. Il progetto di trasformazione delle parti superstiti delle Officine ferroviarie appare un'occasione d'eccezionale importanza per la città: tali edifici possono diventare il perno di un'operazione difficile, ma necessaria, che porta alla ricomposizione definitiva, formale e funzionale, della cesura rappresentata storicamente dai tracciati ferroviari torinesi.

II progetto di uno spazio cosi articolato e complesso per funzioni e obiettivi dovrà tener in conto alcune attenzioni: non vincoli o prescrizioni, quanto piuttosto indicazioni generali che dovrebbero consentire_ di immaginare il futuro delle Officine ferroviarie in accordo con alcuni principi generali.

Il contesto urbano, dove questi edifici sorgono, non potrà rimanere indifferente. Il nuovo centro dovrà essere il fulcro non solo simbolico di un luogo urbano rinnovato. Le nuova Biblioteca civica, ad ovest, e il Politecnico ampliato, a sud, costituiranno altri due poli che occorrerà mettere in relazione, visuale e fisica, anche in contraddizione rispetto alle linee di crescita delle città storiche, che privilegiano l'ortogonalità e Corso Vittorio Emanuele II.

Le Officine dei calderai, il Fabbricato per il montaggio locomotive e la Palazzina per uffici (non prevista al momento nel programma di intervento, ma da considerarsi come possibile elemento di confronto nelle progettazione) sono luoghi che occorrerà valorizzare sia come manufatti, che come immagini metaforiche. Non sarà possibile ipotizzare un restauro conservativo, pur correttissimo, che tuttavia trascuri la memoria storica, immateriale, del luogo; né, d'altronde, si potrà alterare l'immagine e la consistenze fisica del manufatto, pretendendo di perpetuarne soltanto valori simbolici.

Per le Officine ferroviarie torinesi tradotte in nuovo centro per le arti e l'architettura e design più che di un patrimonio unicamente da salvare, si tratta, infatti, di un patrimonio da inventare: un patrimonio da immettere nel campo delle opportunità di un progetto complessivo, capace di indirizzare verso scelte compatibili con la specificità dei luoghi, da un lato, e delle risorse, dell'altro. Si tratta di un investimento, non soltanto finanziario, ma soprattutto culturale che una comunità sceglie di fare su alcune parti della sua eredità culturale. La stessa Unione europea ha indirizzato molto chiaramente gli studi in queste direzione, parlando del patrimonio quale espressione dell'eredità culturale di una società e strumento per uno sviluppo consapevole (heritage based development).

La nozione di patrimonio sottintende una pratica di memoria e quindi una selezione degli elementi che entrano a far parte del "memorabile". L'uomo ricorda la sua storia, costruisce la sua identità, attraverso alcuni luoghi culturali, fisici certamente ma non solo, che possono essere tutelati e sviluppati allo stesso tempo.

La scala di un progetto di trasformazione per gli edifici superstiti delle Officine ferroviarie non puó essere soltanto architettonica, ma deve necessariamente diventare urbana, volta a definire il frammento di un ecosistema culturale. Costruzione dell'identità e strategie di sviluppo sono l'ossatura contemporanea nozione di patrimonio: storie e progetto d'architettura possono contribuire in modo decisivo ad una loro interpretazione. II ripensamento e le valorizzazione delle Officine ferroviarie dovranno comportare soprattutto una riflessione sulle storia novecentesca della città.

Progettare e costruire un grande centro espositivo per l'arte moderna e di carattere interdisciplinare, un Urban Center, una sede distaccata del Politecnico ed una nuova sede museale per l'arte contemporanea, dovrà significare anche riflettere sulle potenzialità che la città potrà esprimere, nel futuro prossimo. Le due operazioni, esito di una medesima strategia culturale, non possono tenersi separate.

Relatori: Cesare Griffa, Bruno Bianco
Soggetti: A Architettura > AO Progettazione
R Restauro > RC Restauro urbano
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1405
Capitoli:

INDICE

1. Introduzione generale

2. Casi studio: introduzione

2.1 Tate Modern

2.2 Palais de Tokyo

2.3 Le Fresnoy

3. Officine Grandi Riparazioni

3.1 Inquadramento storico: quando

3.1.1 Stato di fatto del manufatto

3.2 Inquadramento urbanistico: dove

4. Strategie sulla città (analisi dei fatti)

4.1 Dibattito attuale sulle Ogr

4.2 Primi passi verso una rifunzionalizzazione dell'area

-espansione Cittadella Politecnica

-motivi dell'intervento

-spazi e funzioni

-masterplan di progetto

4.3 Problemi e potenzialità delle Ogr, strategie possibili

5. STRATEGIE DI PROGETTO: COSTRUZIONE DEL PROGRAMMA

5.1 N°1 : GAM + LAB

5.2 N°2: GAM + Public Art

5.3 N°3: Centro del Design

5.4 N°4: fusione di (GAM + LAB) + (GAM + Public Art)=

GAM+ LAB + Public Art

6. Diagrammi Programmatici

6.1 Documento Preliminare alla Progettazione (D.P.P.): spiegazione

6.1.1 D.P.P. STRATEGIA N°1: GAM + LAB

6.1.2 D.P.P. STRATEGIA N°2: GAM + Public Art

6.1.3 D.P.P. STRATEGIA N°3: GAM + LAB + Public Art

6.2 Suddivisioni funzionali

6.2.1 Funzioni : GAM, Laboratorio Artisti, Public Art

6.2.2 STRATEGIA N°1: GAM + LAB

6.2.3 STRATEGIA N°2: GAM + Public Art

6.2.4 STRATEGIA N°3: GAM + LAB + Public Art

6.3 Disposizione funzioni dentro le Ogr e sviluppo dei flussi in 2d

6.3.1 STRATEGIA N°1: - GAM + LAB opzione 1

- GAM + LAB opzione 2

6.3.2 STRATEGIA N°2: - GAM + Public Art opzione 1

- GAM + Public Art opzione 2

6.3.3 STRATEGIA N°3: - GAM + LAB + Public Art opzione 1

- GAM + LAB + Public Art opzione 2

6.4 Disposizione funzioni dentro le Ogr e sviluppo dei flussi in 3d

6.4.1 STRATEGIA N°1: GAM + LAB opzione scelta

6.4.2 STRATEGIA N°2: GAM + Public Art opzione scelta

6.4.3 STRATEGIA N°3: GAM+LAB+Public Art opzione scelta

7. Dalla scelta alla composizione progettuale

7.1 Studio di accessibilità, parcheggi e sicurezza

7.2 Contributo dell' Urban Center metropolitano

7.3 Progetto:

7.3.1 Localizzazione delle funzioni nelle_ maniche

7.3.2 Descrizione e classificazione dei percorsi

7.3.3 Caratteri funzionali e architettonici

7.3.4 Trattamento dell'esistente.

8. Conclusione

9. Allegati:

-Articoli

-Tavole

Bibliografia

Ringraziamenti

Bibliografia:

BIBLIOGRAFIA

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