La trasformazione del quadrante nord dell'area metropolitana torinese
Susanna Tubiana
La trasformazione del quadrante nord dell'area metropolitana torinese.
Rel. Antonio De Rossi, Giuseppe Dematteis. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Progettazione Urbana E Territoriale), 2008
Abstract
La scelta di analizzare il quadrante Nord dell'Area Metropolitana deriva dall'importanza e dal livello strategico di quest'area nello scacchiere delle trasformazioni di tutto l'ambito metropolitano. La tesi prende le fila dalla ricchezza del panorama di occasioni e di progettualità che si intersecano in questo quadrante. I confini del territorio preso in esame discendono dalla possibilità di eggere il territorio per quadranti, fenomeno rilevato e studiato da fonti autorevoli (Ires):
«Si sta forse affermando una rappresentazione per settori o "quadranti" dello stesso territorio metropolitano, strutturata attorno alle principali direttrici di collegamento del nodo torinese: essa trova riscontro sia nelle analisi dell'IRES in preparazione del Piano Territoriale regionale, sia nell'idea di "Città di città" proposta dal Secondo Piano Strategico dell'area metropolitana di Torino, e che pur nell'inevitabile variabilità delle geometrie di coalizione appare sufficientemente rispecchiata nell'organizzazione territoriale dei Programmi Territoriali Integrati». Riprendendo uno studio di Mela, Davico, Crivello, Staricco (2008) sulle polarità metropolitane emerge come questa possibilità di lettura sia il frutto di una serie di cambiamenti che l'Area Metropolitana torinese sta affrontando dagli anni Novanta in poi, ma che sono diventati molto più evidenti e chiari a partire dal 2000: «l'evoluzione in senso multipolare dello schema di organizzazione spaziale delle funzioni di livello superiore». Come rileva l'analisi citata, questo fenomeno, tipico di tutte le metropoli medio-grandi, non causa la perdita di rilevanza della città e la sua conseguente dissoluzione; al contrario, specializzandone le parti e i luoghi centrali, le aree metropolitane vedono incrementare la loro competitività. Sistema multipolare non è sinonimo di sistema di poli della stessa importanza: si instaura invece una gerarchia complessa delle funzioni metropolitane, che vanno ad interessare una fetta più ampia del territorio affiancano molteplici aree periferiche.
Sempre seguendo il già citato saggio di Mela, Davìco, Crivello, Starlcco risulta quindi come il recente sviluppo dell'area metropolitana torinese sia connotato da una novità: la presenza di una progettualità territorialmente più diffusa. «Guardando all'Intensità progettuale di questi anni e all'emerge di poli di rilievo metropolitano, sono soprattutto I quadranti nord e ovest a giocare un ruolo di rilievo; si tratta, non a caso, di due aree fortemente caratterizzate dalla sedimentazione di un'Identità comune, di una storia condivisa».
Ecco spiegato perchè l'analisi di un quadrante e perchè l'analisi del quadrante Nord.
Il primo punto di forza di questo quadrante è «la collocazione geografica alla porta torinese che guarda verso il sistema economico centropadano»8. Il quadrante presenta poi un certo numero di criticità e di potenzialità, spesso rappresentate dagli stessi elementi. I due elementi che in particolare esprimono questa dualità sono il sistema delle infrastrutture di trasporto e la forte connotazione Industriale e manifatturiera dell'area. La «straordinaria densità dì connessioni Infrastruttura!) ferroviarie e stradali, destinate ad accrescersi con la ventilata eventualità di completamento ad est dell'anello tangenziale»6 da un lato provoca una forte frammentazione del territorio (oltre (Inquinamento acustico e gassoso) dall'altra rappresenta una grande potenzialità nel suo garantire all'ambito un'elevata accessibilità. Inoltre assicurare «la presenza nell'area dell'aeroporto di Caselle e le opportunità di localizzazione per servizi logistici potrebbe assegnare a quest'area (forse In condìvisione con i quartieri settentrionali di Torino) un'importante ruolo di polarità per servizi di Intermodalità».
La ristrutturazione dell'economia ha avuto un fòrte impatto su queste aree» aprendo la strada a due azioni differenti ma non contrapposte. Da un lato la presenza di molteplici aree dismesse permette sulla scia degli Inteventi Inaguratì con il Piano Regolatore di Gregotti dì intervenire sul territorio con processi dì ristrutturazione e/o sostituzione edilizia, con la possibilità di definire nuove polarità per il contesto metropolitano (possibilità resa tangibile dalla suddetta buona infrastrutturazione dell'area, anche e soprattutto per quanto concerne la rete su ferro). Dall'altra la storia del quadrante spinge verso una reinterpretazione della sua vocazione industriale, soprattutto per il tessuto produttivo dell'area che ha come epicentro Settimo, reiterpretazione che porti allo sviluppo di una produzione con forti contenuti di studio, di ricerca e di servizio per la clientela.
Riprendendo le parole dei già citati Mela, Davico, Crivello, Staricco, lo sviluppo del quadrante Nord, in quanto parte della riorganizzazione policentrica delle funzioni superiori a scala metropolitana, da un lato «può favorire il superamento di una forte dicotomia tra centro e periferia, introducendo funzioni pregiate in zone socialmente sfavorite e creando condizioni favorevoli per una loro riqualificazione; dall'altro lato, può generare spinte verso la frammentazione dello spazio e la dispersione insediativa, aumentando la necessità di spostamenti, con effetti negativi sul consumo energetico e l'inquinamento».
È quindi necessaria un'accorta pianificazione urbana che indirizzi tale trasformazione verso percorsi che presentano ricadute positive e che cerchino di ridurre e controllare i possibili aspetti negativi. «Come in altri ambiti della corona metropolitana, questa possibile polarizzazione richiederebbe l'attivazione di una intelligente cooperazione con la città di Torino, le cui propaggini periferiche avrebbero solo da guadagnare dallo sviluppo di un disegno condiviso con i centri della cintura, anziché da una sterile competizione municipalistica».
La tesi prende quindi avvio dalla domanda che sorge spontaneo porsi a questo punto: esiste un disegno condiviso che guidi le molteplici trasformazioni fisiche che hanno attualmente luogo in questo territorio?
Per rispondere a questa domanda ho effettuato - dopo una breve presentazione dei materiali fisici presenti nell'area di studio (sezione 2) - una ricognizione di tutti i piani e progetti che, alle diverse scale, intervengono su questo quadrante. Alle diverse scale perchè, oltre ai progetti operativi di trasformazione di parti del territorio, il quandrante Nord viene ricompreso nelle analisi di quei piani e progetti che individuano le linee guida per lo sviluppo di ambiti ben più estesi, quali la Regione, la Provincia di Torino e l'intera Area Metropolitana. Ho effettuato la scelta di considerare e analizzare solo quei progetti che comportano una trasformazione fisica del territorio, tralasciando quindi gli interventi che prevedono esclusivamente azioni immateriali o che si focalizzano su riqualificazioni di singoli edifici (pur riconoscendo l'importanza di questa tipologia di interventi).
Vista la presenza di piani e progetti riferiti a scale diverse - dopo una prima presentazione (sezione 3) volta a indicarne la localizzazione, la principale filosofia e, in maniera cartografica, i principali interventi/linee guida sul sistema del verde, sul sistema infrastrutturale e sul sistema insediativo - il passo successivo è la trattazione separata dei piani e progetti alle diverse scale. La motivazione di questa scelta deriva dalla diversa natura che il riferirsi a scale differenti attribuisce ai piani e progetti. Alla scala vasta vengono individuate delle linee di indirizzo della trasformazione, linee quindi di carattere generale, sebbene talvolta siano presenti anche delle indicazioni specifiche (soprattutto per quanto concerne la definizione del sistema infrastrutturale). Alla scala locale ci si trova invece di fronte a progetti operativi di trasformazione del territorio, che individuano aree precise sulle quali intervengono con funzioni e interventi specifici.
Ho così ritentuo opportuno addentrarmi nello studio dei piani in due momenti (e sezioni) distinte. In primo luogo lo studio dei piani e progetti alla scala vasta (sezione 4), seguito da quello dei piani e progetti alla scala locale (sezione 5). Punto d'incontro fra i due blocchi è il primo capitolo della seconda sezione, in cui per ogni progetto alla scala locale si opera un'analisi volta a rilevarne le assonanze o discordanze con le linee guida derivate dagli strumenti alla scala vasta.
Ma andiamo con ordine. I piani e progetti a scala vasta analizzati sono il Piano Territoriale Regionale, il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale, il progetto Corona Verde e il Secondo Piano Strategico dell'Area Metropolitana torinese. L'analisi di questi stru menti non e effettuata mediante una loro completa esposizione, ma se ne avanza una descrizone che ne evidenzi quelle parti che hanno una più diretta attinenza con l'area oggetto di studio. Ho così individuato quattro temi ritenuti le componenti strutturali del quadrante Nord, per andare a scremare fra tutte le indicazioni offerte quelle che i quattro piani/progetti sopra elencati forniscono a riguardo. Questa scelta comporta necessariamente una trattazione non esaustiva degli strumenti, ma, d'altro canto, ne permette una trattazione funzionale all'obiettivo della tesi, ossia lo studio di uno specifico (e quindi limitato) quadrante dell'area torinese.
I quattro temi - contenuti in quattro distinti capitoli dal nome areali omogenei, nodi, telai e soglie - sono analizzati nel seguente modo: dapprima si individuano le indicazioni specifiche che ogni piano e progetto presenta a riguardo, per poi effettuarne un breve confronto conclusivo.
La prima famiglia analizzata è quella degli areali omogenei; con questo termine si intende identificare tutte quelle situazioni territoriali che si presentano su una superficie più o meno estesa con caratteristiche che uno sguardo alla vasta scala rileva come omogenee. Sono quindi identificate come areali le aree agricole e le aree con valenze ecologico-ambientale (quali i parchi e le riserve naturali, i boschi, etc). Sarebbero areali omogenei anche i tessuti della città consolidata; non sono però presi in considerazione in quanto la loro situazione è "più stabile" e definita. Si sottolinea come l'attributo omogenei sia da riferire "alla vasta scala" poiché uno sguardo ravvicinato coglierebbe l'intrinseca eterogeneità che caratterizza questi elementi. L'importanza dell'identificazione sul territorio degli areali omogenei è strettamente correlata alla necessità di preservare questi elementi che ancora caratterizzano lo spazio aperto esternò alle città, e di preservarli proprio nella loro omogeneità. I due temi seguenti sono strettamente interrelati e proprio per evidenziare questo profondo legame li ho definiti come nodi e telai: le nuove polarità e il sistema dell'accessibilità. Il tema dei nodi è profondamente legato alle recenti trasformazioni territoriali che hanno investito tutte le metropoli medio-grandi e tra queste l'area etropolitana torinese: una loro evoluzione in senso multipolare, l'analisi si ripropone di individuare quali sono i nodi e le funzioni che i diversi piani indicano come elementi su cui andare a costruire i nuovi fuochi della città di città. Nodi e funzioni strettamente legati al discorso dell'accessibilità, in particolare quella pubblica, motivo per il quale è fondamentale individuare quali sono le prospettive di strutturazione del sistema infrastrutturale. Il tema delle infrastrutture della mobilità interseca quindi tutti gli elementi presenti sul territorio, nel suo essere sia portatore di accessibilità sia di rilevanti impatti ambientali. Il territorio viene quindi strutturato da questi telai, che però corrono anche il rischio di destrutturarlo. Infine, ultima famiglia ad essere analizzata è la famiglia delle soglie: quei territori per lo più privi di una definita identità, che presentano un mescolarsi di elementi urbani e di resti dell'antico paesaggio rurale. Territori di passaggio fra una situazione urbana consolidata e una situazione prettamente agricola o naturale.Territori difficili, spesso degradati, costantemente pressati dall'insidia di un'ulteriore espansione insediativa. Territori potenzialmente fonti di valore e di qualità per l'intero ambito urbano. Avendo chiaro il quadro di indirizzo alla scala vasta, si passa ad analizzare i progetti a scala locale (sezione 5): il progetto Torino Città d'acque, il Programma Territoriale Integrato Reti 2011, il Programma di Riqualificazione Urbana e Sviluppo Sostenibile del Territorio 2010plan, gli interventi relativi all'area Borsetto, il progetto Laguna Verde, la riqualificazione dell'area di via Botticelli, la riqualificazione delle Basse di Stura e il progetto della Linea Metropolitana 2. La caratteristica di questi progetti - e il motivo per cui sono stati analizzati - è che nelle loro trasformazioni operano delle rilevanti mosse nella redefinizione di tutto il quadrante Nord dell'Area Metropolitana. Una seconda caratteristiche che salta subito agli occhi è che questi progetti vanno a interessare prevalentemente le aree prima definite come soglie; le aree quindi più problematiche, ma che presentano le maggiori potenzialità di trasformazione e soprattutto è su una loro riqualificazione all'interno di un quadro coerente che si gioca la qualità dell'intero quadrante Nord. L'analisi di questi progetti si compone della descrizione delle loro caratteristiche morfologiche (con particolare attenzione al rapporto che si struttura fra spazio aperto e spazio costruito), del già accennato confronto verticale con le linee di indirizzo dei piani e progetti alla scala vasta e di un confronto orizzontale, ossia l'accostamento dei differenti progetti, per individuare o meno la presenza di un disegno coerente che comprenda tutte le azioni dei progetti. Il primo confronto è quindi verticale nel suo proporre un raffronto fra le linee di indirizzo del governo del territorio (scala vasta) e le azioni alla scala locale, mentre il secondo e orizzontale in quanto si giustappongono elementi appartenenti allo stesso livello.
Il percorso fin qui svolto sfocia quindi nella ricomposizione di tutti i progetti presenti sul territorio, dando luogo a uno scenario futuro (prossimo) del quadrante Nord (sezione 6). Ricomposizione che permette di effettuare delle considerazioni riguardo alla domanda da cui è scaturita questa tesi, ossia la presenza (o meno) di un'immagine del territorio condivisa da tutti gli attori che hanno al possibilità di incidere operativamente sullo sviluppo del quadrante Nord dell'Area Metropolitana torinese e che ne guidi la trasformazione.
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