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Fogliacco, Simone Nicola

Musei, beni culturali e paesaggio: ipotesi di sistema per la valle Stura di Demonte.

Rel. Chiara Devoti, Cristina Coscia, Laura Palmucci. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (restauro e valorizzazione), 2008

Abstract:

La seconda guerra mondiale e nel contesto di quella, soprattutto, la campagna di Russia, aveva infierito sulla popolazione delle valli cuneesi, portandosi via intere generazioni di montanari. Nell'immediato dopoguerra si pone quindi con drammatici il problema della montagna e del suo futuro. Nel settembre del 1946, a Varallo, un cosiddetto "Cornirato di studio dei problemi valsesiani" si trasforma in "Consiglio di Valle", il primo in Italia; poche settimane dopo il Consiglio Comunale di Demonte, in valle Stura, esprime la necessiti di affrontare i problemi in una dimensione e un'ottica intercomunale. Ma per il momento non se ne fa nulla.

Intanto la Camera di Commercio di Cuneo ha creato l'Azienda della Montagna, che sarà diretta da Gian Romolo Bignami, il quale ne ha raccontato il molo e l'attività in un libro pubblicato nel 1975 (e recentemente ristampato per iniziativa della Comunità Montana della Valle Stura'). Proprio su iniziativa della Camera di Commercio di Cuneo, nel giugno del 1950, si riuniscono a Demonte sindaci, segretari comunali, addetti alla sanità, insegnanti degli undici comuni della valle (in questa fase Borgo San Dalmazzo e considerato non montano) in un convegno che decide di costituire il Consiglio di Valle "formato da un rappresentante di ogni comune, assistito da tecnici e da rappresentanti di categoria, per il coordinamento di iniziative a carattere generale e di un comune piano di lavoro." Nasce cosi il secondo Consiglio di valle della montagna italiana. All'articolo 1 dello statuto si legge: "e istituito un Consiglio della Vaue Stura tra i comuni di Argentera, Pietraporzio, Sambuco, Vinadio, Aisone, Demonte, Moiola, Valloriate, Gaiola, Roccasparvera, Rittana, Borgo San Dalmazzo (ora indusa)"; scopo del Consiglio e quello di curare gIi interessi generali della Valle Stura, studiando opportunamente Ie proposte rivolte alIa valorizzazione economica, tecnica, rustica e morale della valle, promovendo e coordinando di conseguenza le iniziative utili a tale fine, attraverso un programma da realizzarsi nel tempo con gradualità ed organici".

Intanto e arrivato il tanto atteso riconoscimento statale, con il Decreto n. 987 del 1955, che stabilisce, all'articolo 13, che si possono costituire con decreto del Prefetto i Consigli di Valle. Parte di qui una nuova fase che porta alla legge istitutiva delle Comunità Montane, che in Piemonte porta la data dell' 2 agosto 1973.

Lo Statuto della Comunica Montana Valle Stura di Demonte stabilisce tra I'altro, all'articolo 3, che "essa (Comunità Montana) concorre, con la partecipazione della popo1azione . che rappresenta, nd quadro del programma economico nazionale e dei programmi regionali, all'attuazione di ogni iniziativa atta ad eliminare gli squilibri di natura sociale ed economica, alla valorizzazione delle risorse attuali e potenziali, alla difesa del suolo e alla protezione della natura". Si impegna, tra I'altro, a "redigere [...] un piano di coordinazione e sviluppo urbanistico della comunica a mezzo della formazione di uno strumento urbanistico intercomunale [... J promovendo e tutelando l'edificazione secondo modelli urbanistico architettonici rispondenti a schemi autoctoni, originali, espressione autentica della civiltà locale. Si propone ancora di "promuovere, attuare 0 partecipare ad ogni iniziativa atta a valorizzare ed a tutelare il patrimonio di cultura, di lingua e di tradizioni, di usi e di consuetudini locali, proprie della popo1azione della comuniti1, [...] con riferimento culturale alla cultura provenzale."

Sad un'esperienza difficile, non sorretta da un'adeguata attenzione da parte dello Stato; la Legge 991 del 1952 conosciuta come ''legge della montagna", non fa alcun riferimento ai Consigli di Valle i quali tuttavia, in provincia di Cuneo, si diffondono dalla valle Stura alla Maira, alla Po e pian piano a tutte le altre.

Nell'autunno 1952 - racconta sempre Gian Romolo Bignami - in valle Stura si crea il Convitto Alpino; qualche anno dopo il Caseificio Cooperativo, al quale aderiscono circa duecento contadini della zona e tre comuni: Demonte, Aisone e Vinadio.

Mentre le Comunica Montane muovevano i primi passi, Nuto Revelli percorreva Ie valli incontrando e dando la parola ai testimoni di quello che definisce il "mondo dei vinci". "Entravo in centinaia di case contadine e incontravo una realtà che mi affascinava e mi offendeva. Giravo a cercare la guerra a cercare il passato, e avvertivo che la guerra dei poveri non finisce maio Nelle valli, attorno alle frazioni spente, i grandi campi, i nuovi latifondi, denunciavano la scomparsa della vita con le cento proprietà senza confini. Tetti sfasciati, muri screpolati, pilastri strapiombanti, come dopo un terremoto; le porte spalancate di una fuga senza ritorno, gli aratri di legno, le slitte, le masserizie, disperse attorno alle baite, cose ormai morte. A San Giacomo di Demonte, tra i ruderi della baira di &ulian, un albero di Sambuco, gagliardo, già forte [...] A monte di Rittana, sui pavimento di una baira deserta, abbandonata, un ventaglio di lettere, I'epistolario completo di un alpino scomparso sui fronte russo."

Revelli conosce bene Ia valle Stun, dove ha fatto il partigiano, conosce i vecchi e ne conosce i problemi. "[...] nel vallone dell'Anna di Demonte, dove il turismo tarda ad arrivace, non incontro che ruderi e povere baite soffocate dalle ortiche, dai rovi, dai sambuco. [...] GhiJin%, una donna anziana, sola...mi dice: ' chi vuole che resti ancora qui d'invemo? [...] Ie vede Ie nostte case? Crollano una dopo I'altra [...] cinquant'anni fa vivevo meglio di adesso. Pci Fioretto era pieno di gente [.. .J"" .

Nuto sale in alta valle, a Ferriere: "da lontano Ferriere mi appare intatto, come un vilIaggio partigiano nell'imminenza di un rasttellamento, come se tutta Ia popoIazione fosse su nel bosco, nell'attesa, al riparo. Ma pia mi avvicino, pia mi rendo conto che Femere morro. Terti sfasciati, muri pericolanti, balconi di legno che ciondolano, finestre vuote, spente. Anche il tetto della chiesa ha ceduto, e quando le chiese crollano i: proprio la fine""

Nuto sale a Grange di Argentera, alla baracca dei Rosso: "Grange ricorda le rappresaglie naziste, i bombardamenti a tappeto, i terremoti. Non una casa in piedi, solo muri sbrecciati, e piette e travi e rovi. La strada internazionale del colle della Maddalena scorce a quattro passi da questo villaggio disastrato. Ma. chi passa non sa e non vede, e chi sa tira dritto'."

"Dopo Grange raggiungo Bersezio, Sambuco, Vinadio, Aisone, Roviera, a cercare nuovi incontri. [...] non tutta la montagna i: come San Giacomo di Demonte, Pci Fioretto, e Grange di Argentera. [...].nella valle Stura, come in tutte le valli, esistono anche i contadini ricchi, i padroni di cinquanta vacche e cento pecore [...] (ma) la valle Stura, come tutte le nostre valli, ormai si regge con le buste pag.. dell'industria. Ma i pendolari tendono a scendere verso il basso, tendono ad abbandonare le antiche residenze. E cosi che i paesi si dimezzano, i: cosi che le comunità si assottigliano e si spengono.".

E, quella di Nuto Revelli, una faccia della montagna che non si vorrebbe vedere e che molti fanno finta di non vedere; ma negli anni Settanta si i: effettivamente arrivati molto vicini al disastro. Sono i dati statistici a parlare chiaro: a partite dal censimento del 1951, il primo del dopoguerra, fino al19811a popolazione della valle i: pressoché dimezzata, passando da 9651 a 8959 unici nel 1961, 6755 nel 1971, 5918 nel1981 (escludendo il comune di fondovalle di Borgo San Dalmazzo, cresciuto fino a diventare uno dei pia popolosi dell'intera provincia). Lo spopolamento colpisce soprattutto e duramente I'alta valle, ma non solo: nel censimento del 1981 Demonte ha perso il 33,63% della popolazione, Moiola il 43.76%. Rittana il 70,34%, Valloriate addirittura il 72.73%'. ''Queste cifre sono un'evidenza straordinaria. Non c'è posto per i se, i forse, i ma: i paesi della valle Stun laterale, Rittana e Valloriate, sono in via di dissoluzione; i paesi dell'alta valle Stura, si stanno lentamente ma inesorabilmente .

Ma la valle Stura, che condivide con le valli vicine questo inarrestabile destino, non e rimasta

ferma ad aspettare la fine.

Ed e sui piano culturale, oltre che beninteso su quello economico e sociale, che si PUQ misurare una volontà di rinascita ed una tenace riaffermazione dell'identici del mondo alpino: gli interventi su temi di carattere culturale, le iniziative di studio, la creazione di istituti culturali dimostrano una vitalici tutt'altro che spenta. :

Nel 1988 nasce a Sambuco il Centro di Documentazione della Valle Stun per raccogliere e catalogare i materiali e gli studi relativi al patrimonio storico e culturale della valle e, allo stesso tempo, sviluppare Ia ricerca e collaborare alla sua tutela; a Ponte Bernardo, nel 2000 e nato l'Ecomuseo della Pastorizia di Ponte Bernardo, frutto della collaborazione con il Dipartimento di Etnologia dell'Università di Aix-en-Provence e Ia "Maison de Transumante" a SaintMartin de Crau; nel 2001 prende avvio il progetto di Museo diffuso del Castagno a Valloriate; a Borgo San Dalmazzo vengono inaugurati nel2006 il Museo dell'Abbazia e il Memoriale della Deportazione, il Museo della Pietra a Moiola, Ia Casa del Contrabbandiere a Ferriere, che Nuto Revelli aveva trovato deserta, dove tra l'altro si ristrutturano (bene) Ie abitazioni Infine nell'estate del 2007 e stato apeno al pubblico, nel foro di Vanadio, I'allestimento multimediale "Montagna in movimento", innovativo centro di interpretazione sulle Alpi meridionali.

La stessa bibliografia della valle si e arricchita nel corso degli anni di titoli che ne raccontano i caratteri storici e naturalistici, a partire non a caso dalla tesi di laurea dedicata al vallone di Neraissa del geografo tedesco Werner Batting, autore poi di una fondamentale opera sulle Alpi',

Dalla collaborazione con il Sistema Bibliotecario delle Valli Cuneesi e con il Museo Civico di Cuneo, per anni escono i Quaderni della valle, frutto di un ciclo di conferenze tenutesi nel territorio con la partecipazione di studiosi e ricercatori che si sono confrontati sui differenti aspetti del territorio: la geologia; la storia archeologica e medievale; le trasformazioni degli edifici di culto; i caratteri linguistici e antropologici; i pionieri dell'alpinismo; gli ex voto di Demonte, le borgate di Rittana,le canoline storiche. Negli anni successivi sono poi uscite altre pubblicazioni della collana, dedicate queste ultime al Santuario di Sant' Anna, ai campanili della valle e alla fauna delle Alpi occitane.

Sono ormai tutti pubblicati i lavori relativi alla straordinaria indagine sulla toponomastica realizzata in collaborazione con l'Università di Torino, la quale copre praticamente l'intera valle (unico caso in Piemonte). A tutto questo si affiancano le numerose monografie locali pubblicate negli anni (vedi bibliografia)

E da questa straordinaria ricchezza che ha preso le motivazioni e le mosse la mia tesi. sorretta dalla convinzione che sia ormai possibile e maturo in valle Stura un salto di qualità della politica nelle due direzioni:

nella gestione coordinata dei servizi culturali ed in particolare dei musei

nell'inserimento delle tematiche del paesaggio in quell'ottica di tutela e valorizzazione che e stata oggetto del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio

"Un'indagine a tappeto e una costante verifica dei dati con la Comunità Montana mi hanno consentito - almeno spero - di delineare un quadro attendibile e tendenzialmente completo dei caratteri storici della valle Stura, delle sue risorse culturali e paesaggistiche, delle sue prospettive di sviluppo. Ed e alla logica dello sviluppo che si richiama l'ipotesi conclusiva di un sistema capace non solo di promuovere più efficacemente la valle, ma di coinvolgerla (e coinvo1geme ovviamente la popolazione) in un progetto complessivo tendente a migliorare la qualità della vita in valle e a fare della consapevolezza diffusa una risorsa per lo sviluppo stesso. n ricorso a forme di gestione pubblico - privata non contraddice peraltro in nessun modo la rilevanza istituzionale del progetto.

Un mio studio ha preso origine da un'indagine bibliografica dei testi pubblicati, molti dei quali editi dal Centro di Documentazione Valle Stura e curati dalla Comunità Montana. Numerosi sopralluoghi dalla bassa all'alta valle mi hanno portato alla scoperta del patrimonio architettonico del territorio, dei ruderi del seicentesco Forte della Consolata e dell'imponente fortezza Albertina di Vinadio, dell'antica abbazia di San Dalmazzo e della parrocchiale gotica di San Fiorenzo, del Santuario di Sant' Anna e delle terme di Bagni. degli innumerevoli fonti frazionali e mulini ancora in funzione. Una valle che conserva le testimonianze di una storia millenaria, che ha inizio in età Neolitica con gli insediamenti di Aisone fino alle storie di emigrazione e spopolamento degli ultimi decenni.

Un continuo confronto con le persone che hanno operato e operano sui territorio mi ha permesso di comprendere le specifiche. del territorio e di mettere in evidenza gli elementi caratterizzanti: tra gli altri non posso non citare Mario Cordero, che per anni ha collaborato alla progettazione culturale in valle in qualità. di Direttore del Sistema Bibliotecario delle Valli Cuneesi. E poi la Comunità Montana, in particolare il Presidente, Livio Quaranta, e Stefano Martini, Responsabile del Settore Cultura, i quali mi hanno fornito gli elementi e il sostegno per redigere e completare questo lavoro.

Una preliminare ricerca storica incentrata sui territorio mi ha permesso di far emergere le vicende e gi avvenimenti che ne hanno condizionato la vita sociale e motivato la presenza dei suoi beni: non solo la storia della valle, ma la storia del Cuneese e delle sue montagne attraversate da avvenimenti storici e fenomeni sociali che ne hanno determinato I' identità è che oggi sono ancora leggibili sui territorio.

Per facilità di comprensione, ho individuato cinque distinte sezioni: I'età antica, I'em. medievale, I'em. moderna, I'Ottocento e iI Novecento; ho quindi censito e schedato i beni riconducibili a ciascuna di esse e oggi individuabili, evidenziandone le caratteristiche storico architettoniche corredate da un'indagine fotografica.

E poi il paesaggio e le sue valenze storico naturalistiche: come riportato all'interno del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio, infatti, "il patrimonio culturale e costituito dai beni culturali e dai beni paesaggistici. Sono beni culturali le cose immobili e mobili che presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate [... ] aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree costituenti espressione dei valori storia, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio".

I valloni, i laghi, la gola delle Barricate sono parte integrante del patrimonio culturale della territorio; 10 stesso dicasi per gli insediamenti e le borgate, le tipiche abitazioni con i tetti in paglia e I'eccezionale caso block ball di San Bemolfo, espressione dell'adattamento dell'uomo al vivere in montagna. E infine i centri urbani con strade porticati e impianti di matrice medievale: tra gli esempi riportati non solo Borgo San Dalmazzo, ma anche Piemonte, la "capitale" della valle, un tempo punto di transito per traffici e commercianti.

Quindi lo studio si e spostato sui musei e gli istituti culturali, sugli itinerari della memoria e sui sentieri storico - naturalistici esistenti, punto di partenza della creazione di un sistema integrato del patrimonio culturale.

Si sono ipotizzati altri possibili itinerari, in alcuni casi inseribili a loro volta in percorsi territoriali che escono dai confini della valle: le fortificazioni, le parrocchiali, i santuari e le cappelle, i campanili romanico - gotici, ciascuno esemplificato da una tavola che li raggruppa e profane possibili itinerari di collegamento, che possono quindi essere valorizzati come dementi di connessione in un'ottica di rete.

L'utilizzo del Modello dell'Immagine di Marca (analisi M.I.M.) mi ha permesso di monitorare se e come il patrimonio culturale dalla valle e oggi

Relatori: Chiara Devoti, Cristina Coscia, Laura Palmucci
Soggetti: G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GH Scienze Ambientali
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GB Aree protette
U Urbanistica > UN Storia dell'Urbanistica
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GG Piemonte
A Architettura > AF Edifici e attrezzature per il tempo libero, le attività sociali, lo sport
Corso di laurea: Corso di laurea specialistica in Architettura (restauro e valorizzazione)
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1156
Capitoli:

-- PARTE I

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1 L'era antica in valle Stura: schedatura dei beni p. 29

2. L' era medievale p. - 41 I-

L'era medievale in valle Stura: schedatura dei beni p. 64

3. L'era moderna p. 87

L'era moderna in valle Stura: schedatura dei beni p. 98

4. L'Ottocento p. 160

L'Ottocento in valle Stura: schedatura dei beni p. 172

5. II Novecento p. 188

II Novecento in valle Stura: schedatura dei beni p. 201

PARTE II

6. L'ambiente e il paesaggio della valle Schedatura dei beni p. 217 p. 223

7. Gli insediamenti rurali

Schedatura degli insediamenti e dei beni p. 238 p_ 247

8. Elementi sistemici nei centri urbani:

il sistema delle "vie porticate" e dei "ricetti" Schedatura degli insediamenti

PARTE III

9 La politica culturale in valle

10 Verso un sistema di fruizione

Sistema dei musei e istituti culturali, itinerari storico - naturalistici e " della memoria" esistenti sui territorio

Proposte per possibili itinerari di valle

11 II Modello dell'Immagine di Marca - applicazione al caso studio

Conclusioni

Bibliografia generale

Bibliografia:

BIBLIOGRAFIA GENERALE

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