Ex palazzo comunale di Mazzè: conoscenza, restauro e rifunzionalizzazione
Giuseppe Menza
Ex palazzo comunale di Mazzè: conoscenza, restauro e rifunzionalizzazione.
Rel. Manuela Mattone. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007
Abstract
"Il concetto di restauro dei monumenti [ ] risponde nella forma più vistosa alla tendenza che è in noi di far rivivere il passato nella Scienza e nell'Arte di conservare gelosamente le testimonianze che i ricordi circondano di venerazione e di poesia".
Gustavo Giovannoni
Nell'affermazione di Gustavo Giovannoni (1873-1947) sopra riportata è presente il
significato che ancora oggi si riconosce al Restauro, pur aggiornato nell'avanzamento
scientifico e culturale, maturato con il progredire dell'idea di conservazione del
patrimonio dei beni architettonici e ambientali e per il quale, l'odierno e accresciuto
interesse comporta la riconsiderazione delle finalità delle discipline storiche e tecniche,
nelle quali il restauro trova una propria prevalente connessione1.
Durante l'Ottocento il tema dell'autenticità dell'architettura era argomento centrale nel
dibattito che vedeva contrapposte le tesi restaurative a quelle conservative.
Da un lato il progetto di restauro seguiva una prassi metodologica non diversa da quella
della progettazione del nuovo, dovuta alla particolarità di una concezione teorica
dell'approccio progettuale al costruito, che in modo prevalente si identificava con la
progettazione architettonica delle parti non finite delle preesistenze monumentali, o con la
riprogettazione delle stesse.
Per Viollet Le Due il progetto aveva un significato rilevante, di rappresentare ciò che
rendeva esplicita l'autenticità stessa del monumento.
John Ruskin e William Morris vedevano invece nell'autenticità storica la concretezza
della materia e della sostanza architettonica del monumento2.
Un passo significativo verso la considerazione della concretezza dell'architettura venne
mosso da Giovannoni, attraverso la concezione critica dell'operare, l'opposizione alle teorie visibilistiche ed estetiche allora prevalenti e con il superamento della filologia come
metodo di analisi e intervento.
Dall'interpretazione dell'architettura come immagine, si passò quindi alla valutazione dei
significati della concretezza del costruito, vale a dire ad una indagine conoscitiva che
consentiva di intervenire sui materiali e sulle strutture nel rispetto dei valori delle forme e
dello spazio da essi creati; il progetto assunse di conseguenza maggiore valenza
scientifica.
In questo modo l'approccio dell'intervento sul costruito abbandonò il campo dell'empiria,
e l'apporto di una nuova specificità culturale del Restauro diede corpo e forza ulteriore
agli aspetti teorici, posti a fondamento dell'intervento stesso3.
L'intervento di restauro si riferisce a una serie di operazioni da eseguire su un oggetto
esistente, la "fabbrica", che possiede caratteristiche proprie e per la quale l'intervento deve
essere condotto in modo tale da garantirne la conservazione; scopo della conservazione è
inoltre quello di riportare la costruzione nelle sue migliori condizioni, senza che in essa
vengano alterati l'aspetto primitivo, le strutture architettoniche e l'impianto distributivo.
Il restauro architettonico ha come fine in sé anche il mantenimento originario dell'uso
dell'edificio, o la definizione di un uso diverso a condizione che questo sia compatibile
con la natura dell'edificio.
La '"fabbrica" va recuperata non solo per restituirla alla storia attraverso un uso adeguato,
ma anche perché attraverso la conservazione delle parti che la costituiscono, sia possibile
affidare allo studio e alla ricerca di coloro che verranno dopo di noi il bagaglio di cultura
materiale in essa presente, che l'attuale cultura architettonica riconosce e richiede che non
vada persa4.
Il progetto di restauro risulta essere un'operazione complessa e articolata, che richiede il
coordinamento di fasi tra loro congiunte, ma individuabili in modo distinto nella
"conoscenza", nel "restauro" e nella "rifunzionalizzazione"3.
La fase di conoscenza dell'ex Palazzo comunale di Mazze è cominciata con una ricerca
storica volta a individuare le varie fasi costruttive dello stesso e le interazioni che nel
corso degli anni si sono create con il territorio circostante.
Questo stadio ci ha portati alla realizzazione di un'accurata documentazione fotografica,
alla redazione di un rilievo geometrico, avvalendoci di strumentazioni diagnostiche ove
ritenuto necessario, e di un rilievo architettonico con indicazione delle consistenze delle
strutture e dello stato dei difetti delle stesse, inteso come individuazione dei dissesti e delle
condizioni di degrado.
La fase di restauro ha riguardato l'identificazione degli interventi più adatti per garantire
la conservazione dell'edificio nel tempo.
Nella terza ed ultima fase, la rifunzionalizzazione, intesa come l'utilizzazione o il riuso del
costruito. L'obiettivo primario è stato quello di destinare l'edificio ad una funzione
compatibile con la sua storia, con la sua struttura edilizia e con il contesto ambientale al
quale appartiene.
Relatori
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