Caserma A. La Marmora [sic] a Torino: vuoti di memoria da colmare
Carlotta Goria, Ilaria Menolascina
Caserma A. La Marmora [sic] a Torino: vuoti di memoria da colmare.
Rel. Cristina Coscia, Carla Bartolozzi, Elena Fregonara, Elena Mussinelli. Politecnico di Torino, Corso di laurea specialistica in Architettura (Restauro E Valorizzazione), 2007
Abstract
Un giorno qualsiasi, corso Casale, ore 8.30...rombo di motori, continui suoni di clacson, imprecazioni, fischi dei vigili...
Lontano dal rumore...una via più "defilata", via Asti, allo stesso giorno, alla stessa ora... villette signorili, padroni a passeggio con i cani, bimbi, mamme, nonni, piccoli negozi dai quali esce il chiacchiericcio delle signore torinesi...
E su questa stessa via una caserma ...qui c'è silenzio. Un muro di cinta, portoni serrati, silenzio.
Oltre le mura solo il canto di qualche uccellino, i rumori esterni che giungono ovattati, il soffiare del vento tra le foglie degli alberi e tra i vetri rotti della finestra, i nostri passi sul pavimento dei portici e lo scricchiolare di qualche piastrella...caserma Alessandro La Marmerà, via Asti 22.
Un mondo dentro un altro mondo.
La caotica Torino ingloba il quartiere residenziale del Borgo Po, che sembra quasi "snobbare" la vita cittadina, sfoggiando la propria quiete e il proprio ordine, ormai dimentico di un luogo chiuso da troppo tempo, un piccolo micro-cosmo a sé... e che tuttavia c'è, è là, e aspetta solo di esser richiamato alla memoria... Tutto ha avuto inizio da ciò: il concetto di memoria, memoria di un luogo che ha avuto un ruolo forte nella storia contemporanea torinese, un luogo che però rischia di esser cancellato per sempre.
Il nostro "viaggio" ha accolto questo concetto; è nato in noi il desiderio di preservare questo luogo, facendolo rivivere e aprendolo per la prima volta al quartiere e alla città.
Cosa è e, soprattutto, cosa è stata la caserma di via Asti? Un edificio militare, certo, ma non solo...
Le testimonianze di chi, suo malgrado, ha "soggiornato" per qualche tempo in questo luogo diventano il nostro punto di riferimento; e allora scopriamo che fu, in un preciso periodo storico, sede di torture e sofferenze, di inganni e sevizie, di dolore e di rabbia...
Gli eventi storici e il tempo hanno in parte cancellato le tracce di ciò che accadde, ma qualcosa permane... qualche traccia tangibile, certo, ma soprattutto rimangono delle emozioni che aleggiano in tutto il complesso, emozioni difficili da spiegare, ma che si comprendono solo studiando il percorso storico di questo edificio. Oggi l'immagine che si ha è quella di un luogo disabitato, inutile, un luogo che il passante casuale degna a malapena di uno sguardo disattento e che l'abitante della zona quasi ignora, difficile stabilire se volontariamente oppure no... Quello che è certo è che esiste, è lì, imponente e dissonante rispetto agli altri edifici del quartiere e non si può far finta che non ci sia.
Da qui la nostra esigenza di ridargli vita, di reinserirlo in una storia nella quale sembra esser rimasto intrappolato, in un periodo senza tempo; da qui la volontà di pensare con attenzione a come far convivere il presente con un passato difficile e impossibile, oltre che sbagliato, dimenticare.
Il titolo "vuoti di memoria da colmare" fa riferimento proprio al tentativo di dare nuove funzioni a spazi attualmente vuoti, ma al tempo stesso carichi di memoria storica, spazi che hanno visto un avvicendarsi di fatti e persone e che sembrano reclamare il proprio diritto ad essere ancora considerati.
Pertanto, l'obiettivo è stato verificare nell'attuale periodo storico quale possa essere il futuro reale per un bene per il quale, fino a poco tempo fa, l'unica questione da discutere era se farlo sopravvivere oppure no; oggi,grazie ad una maggiore consapevolezza e sensibilità verso l'architettura storica, il desiderio non è più semplicemente quello di far sopravvivere il manufatto, bensì di farlo "vivere", dandogli energia e vitalità nuove.
Per giungere a questo obiettivo è stato necessario seguire una rigorosa metodologia di approccio alla questione della vantazione di tale bene, in cui ciascuna fase fosse consequenziale di quella precedente.
Il tema è stato affrontato principalmente dal punto di vista degli strumenti della va-lutazione. individuando, attraverso l'applicazione congiunta di due metodi consolidati sul piano scientifico, quale o quali funzioni potessero meglio perseguire le finalità di valorizzazione di tale complesso e del contesto in cui è inserito.
La prima fase è stata naturalmente quella conoscitiva di analisi del quartiere
Borgo Po, da un punto di vista sia territoriale sia storico, analizzando i dati riguardanti le principali attività lavorative presenti, la popolazione, la viabilità e le fasi storiche del borgo stesso; questa fase ha avuto lo scopo di entrare in contatto con il contesto di riferimento e con il bene, attraverso una sorta di percorso di avvicinamento, dal generale al particolare.
Successivamente, si è preso in esame il bene puntuale, la caserma, che è stata studiata in primo luogo da un punto di vista storico, per ricostruire le fasi di trasformazione del manufatto nel tempo, attraverso le fonti documentarie cartografi-che e anche quelle orali, quali testimonianze ed interviste; da un punto di vista materico, descrivendola secondo le sue caratteristiche intrinseche, ovvero i materiali, le geometrie, le funzioni, ecc.; e poi da un punto di vista giuridico, per sapere quale fosse l'attuale proprietario e se ci fossero già in atto scelte di destinazioni d'uso. L'obiettivo è stato quello di acquisire familiarità con il costruito e con gli spazi liberi, al fine di porre una base per i ragionamenti successivi.
Relatori
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