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Fabbiano, Tiziana

Torino: storia e morfologia, di borgo Vanclniglia.

Rel. Giovanni Maria Lupo. Politecnico di Torino, Corso di laurea in Architettura, 2007

Abstract:

Nella seconda metà dell'Ottocento, in risposta ai problemi sorti dal progressivoaffermarsi dell'industrializzazione, si delinearsi i capisaldi della nascente disciplina "urbanistica, così come la

intendiamo oggi. Molti storici fanno notare come parlare di urbanistica prima di questo periodo, sia palesemente anacronistico. Fino allora, si pensava alla progettazione della città come

composizione architettonica su larga scala, cercando di fissare elementi di bellezza formale e compositiva assoluti e

generalizzabili. Con l'affermarsi della nuova civiltà industriale i problemi degli agglomerati urbani mutarono profondamente, mentre quelli endemici dei grandi centri abitati, dovuti alla stretta

vicinanza e convivenza di un gran numero di persone, si acuirono. Fu in risposta a queste problematiche che andò prendendo forma quell'insieme di norme scientifiche e sociali tese a

controllare tanto la crescita, quanto la forma delle città. L'urbanistica si configurò come un complesso di strumenti per la

progettazione, il controllo e la trasformazione dello spazio fisico urbano che si tradusse in una prassi tecnico-amministrativa su. larga scala. Alcuni fissano la nascita di questa nuova disciplina nella data convenzionale del 185Q, anno in cui il catalano Idelfonso Cerdà pubblicò il saggio Teoria, generai de la. costituction de las ciudades, anticipando di alcuni anni l'illustrazione a stampa del Paiano per Barcellona del 1867 e utilizzando, per la prima volta in modo sistematico, la pratica dell'analisi statistica negli studi

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preparatori alla redazione finale del Piano Attraverso la creazione degli strumenti tecnico-amministrativi, per il controllo della città, che confluirono direttamente in leggi e regolamenti, l'urbanistica divenne una disciplina operativa. Fu in quegli anni che si formò il corpus disciplinare cui ancora oggi attingiamo.

Si delinearono i mali da ricercare e curare ed i soggetti della malattia, soffermando l'attenzione su:

l'abitazione ed il sovraffollamento, la densità, gli standard ottimali, i servizi igienico-sanitari indispensabili;

i luoghi di lavoro, le attrezzature di servizio pubblico, i ritmi della crescita, le attività da allontanare dai centri abitati per questioni di igiene;

- i trasporti e le reti per le merci e le persone, il rapporto tra centro storico e

.,. . (3)

periferia .

Grazie all'espansione dei principi post-rivoluzionari francesi che, attraverso il dominio napoleonico, furono esportati nel resto dell'Europa, andò altresì affermandosi una nuova concezione dello spazio urbano. L'idea della "città aperta", privata delle fortificazioni che la cingevano, era esemplificazione di uno stretto rapporto tra natura e città, inteso quale garanzia di migliori condizioni di vita per la comunità. Il 4 luglio 18O8 Napoleone decretava l'adozione di piani urbanistici, entro due

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anni, per tutte le capitali di dipartimento Fondamentale era il valore della natura e degli spazi pubblici, tanto che i progetti dei giardini e degli spazi di relazione divennero indisgiungibili dai progetti di ampliamento

urbano .

L'adozione di questi principi portò anche all'importante discussione sul diritto di proprietà e sulla questione della dismissione di aree private. Il dibattito che ne seguì produsse l'adozione di leggi che sancivano il concetto di "utilità pubblica" per il quale attraverso un risarcimento deciso dalla pubblica amministrazione, si obbligavano i proprietari a cedere quelle porzioni di terreno -utili per la definizione dello spazio urbano progettato.

Studiando le numerose proposte progettuali per Vanchiglia, si nota in particolare la forte presenza e l'ingombrante propositività di Alessandro Antonelli.

Questi nel 1844 fondò la Società dei Costruttori di Vanchiglia, consorzio che raggnippava i proprietari di quelle terre insalubri che si volevano lottizzare, e progettò e riprogettò la forma urbana del Borgo (e non solo quella) proponendo le

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proprie idee alle autorità competenti . Fu proprio grazie all'interesse privato nei confronti di Vanchiglia che la Municipalità fu costretta a considerare l'ipotesi di ampliamento verso quelle terre da sempre considerate insalubri.

Una delibera del Magistrato del

Protomedicato del 28 agosto 1845 elencava

i motivi principali della fama di luogo

insalubre e inospitale, di cui queste terre

godevano:

«[...] 1) L'esistenza del Cimitero Israelitico; 2) due canali conduttori delle materie immonde della Città, di cui uno proviene dall'interno di essa, e l'altro dai Macelli di Porta Palazzo; 3) due serbatoj e più propriamente due fogne destinate a raccogliere le materie solide che vengono trasportate dalle acque suddette; 4) il deposito che si fa quindi di queste materie in sito contiguo, estraendole dai suddetti

serbatoj per essere asciugate e ridotte a concime; 5) le grandi, ed estese praterie che esistono in prossimità, e le frequenti irrigazioni che in essi si fanno colle acque immonde dei suddetti due canali. Tutte queste cause insieme producono un fetore orribile, ed una sentina di miasmi da corrompere, ed infettare l'aria non solo di quella regione, ma oziando delle regioni circostanti, quand'anche già coperte di fabbricati e di abitazioni, e di una superficie un po' elevata, il che arreca gravi e

frequenti malattie »(1 }.

Ku Carlo Alberto a redimere le controversie, ordinando che non si vietasse ai proprietari di costruire, sebbene non fosse il caso di incoraggiarli e favorirli. Così il 12 gennaio 1846 gli Edili ripresero l'idea antonelliana dell'ampliamento verso Vanchiglia ed approvarono il .Piano generale della regione

di Vanchiglia, e sue attinenze . Un primo passo verso la stesura definitiva del 27"

novembre 1852 , ad opera di Carlo Promis, cui si giunse dopo lunghe e combattute controversie.

Alessandro Antonelli ed i suoi Costruttori, rifacendosi ai moderni precetti di salubrità avevano sognato per il Borgo un futuro brillante. Attraverso la progettazione della forma urbana, l'inserimento della ferrovia e la realizzazione di un importante polo artistico di vaste dimensioni*13), avrebbero portato Vanchiglia al centro della futura vita cittadina.

Dovettero però scontrarsi con gli interessi privati della nobiltà, proprie tarla delle zone centrali di più. antica edificazione, che mostrò grande tenacia nel difendere i propri privilegi e che, esercitando le dovute pressioni presso il governo della Città, vanificò molti dei loro sforzi.

Questa tesi, mirante a descrivere i fatti e le dinamiche ed insieme analizzare, quando possibile, gli eventi che portarono alla costruzione di Vanchiglia, vuole capire quanto i conflitti professionali tra igienisti, giuristi, ingegneri ed architetti, le incertezze dell'Amministrazione, la sete di guadagni dei privati e la capacità della nobiltà di preservare i propri privilegi influenzarono, nel bene o nel male, prassi e particolarità dell'edificazione di borgo Vanchiglia.

Relatori: Giovanni Maria Lupo
Soggetti: U Urbanistica > UN Storia dell'Urbanistica
G Geografia, Antropologia e Luoghi geografici > GG Piemonte
Corso di laurea: Corso di laurea in Architettura
URI: http://webthesis.biblio.polito.it/id/eprint/1111
Capitoli:

Torino: da Napoleone a Carlo Alberto

Le incertezze disciplinari ottocentesche: le contese tra igienisti e urbanisti

Le relazioni di Cassinis e di Promis

Piano di Ingrandimento della Capitale

Storia dell'urbanizzazione di borgo Vanchiglia

Alessandro Antonelli: proposte e realizzazioni architettoniche per il Borgo

Norme di riferimento

Morfologia urbana

Conclusioni

Note

Bibliografia

Documenti d'archivio

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